Lavorare da casa ha i suoi vantaggi. Per prima cosa ci sono gli orari flessibili e il non doversi muovere, che regala al lavoratore più tempo libero e più soldi, visto che si azzerano i costi per gli spostamenti. Poi ci sono ambienti di lavoro personalizzati e l’assenza “dell’occhio del padrone”, che spaventa molto i datori di lavoro.

Un lavoratore virtuale seduto in pigiama, incline alle distrazioni e nel disperato bisogno di una doccia è lo spauracchio di molte aziende (soprattutto italiane) ed è alla base del loro rifiuto dello smart working. Stando ad uno studio dell’Università di Stanford però, questi sarebbero solo degli stereotipi in quanto i lavoratori remoti sono, in media:

13,5% più produttivo delle loro controparti in ufficio.

Il 9% in più è impegnato nel proprio lavoro.

50% in meno di probabilità di smettere.

Insomma, lo smart working aiuta a lavorare di più e meglio, ed ecco i “perché” individuati durante lo studio:

1. Una forza lavoro a distanza è una forza lavoro più inclusiva e di qualità superiore.

Lo smart working permette alle aziende di espandere le loro ricerche, assumendo anche persone che svolgono più lavori, genitori, persone che abitano fuori dall’area geografica di interesse o soggetti con disabilità, che gli precludono la possibilità di stare seduti in ufficio per ore.

2. I lavoratori remoti sono più felici e più produttivi.

I lavoratori remoti hanno più spazio per bilanciare il loro lavoro e la vita personale. Possono trasferirsi, viaggiare, prendersi cura delle proprie famiglie, perseguire hobby e impegnarsi in altre attività non legate al lavoro senza sacrificare la propria carriera.

3. La tecnologia offre ai team remoti numerose opportunità di connettersi, collaborare e contribuire.

Una preoccupazione comune tra le aziende che non hanno abbracciato lo smart working è la coesione del team. Chi lavora da casa finirà per isolarsi? La risposta è no.

Grazie alla tecnologia i team virtuali tendono a connettersi più frequentemente e ad un livello più profondo di quanto farebbero di persona. Oltre agli strumenti di tutti i giorni come Slack, Skype, Dropbox e Google Drive – che semplificano la collaborazione virtuale per qualsiasi team – i lavoratori remoti traggono vantaggio dall’apprendimento autonomo e auto-diretto e dalla gamification .

4. Hanno ambienti di lavoro migliori e meno interruzioni.

Sono le distrazioni, non la distanza, a ostacolare il coinvolgimento dei lavoratori. Pensa a tutte le distrazioni presenti in un tipico ambiente di lavoro: pettegolezzi, conversazioni inattive, riunioni non necessarie, pause multiple per cibo e caffè e così via.

Queste distrazioni possono disturbare la concentrazione, lo spazio personale e il benessere di un lavoratore, influenzando la sua produttività e il suo morale. Nel migliore dei casi, qualcuno perde qualche minuto del suo tempo; nel peggiore dei casi parliamo di ore, e di comportamenti che possono rendere il luogo di lavoro non sicuro e illegale.

Ancora una volta, l’autonomia aumenta l’impegno. I lavoratori remoti hanno una maggiore libertà: la libertà di evitare un collega problematico, di lasciare una conversazione improduttiva, di scegliere quando e come impegnarsi. Hanno il controllo del proprio ambiente e, di conseguenza, segnalano di sentirsi meno stressati .

Insomma, lavorare da casa migliora l’umore del lavoratore e la qualità del lavoro stesso.

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