Questa è la storia di un ragazzo di 38 anni nato e cresciuto a Napoli, in una famiglia di origini modeste, una di quelle in grado di trasmetterti l’importanza di valori come la sincerità e la correttezza.
Una di quelle famiglie che conosce bene cosa vuol dire la “fatica” e che quando pronuncia quel termine, che sia in napoletano o in italiano, sa bene di cosa parla. “Fatica”, per chi non lo sapesse, nel nostro dialetto significa sia sforzo fisico che lavoro.

Un doppio significato che la dice lunga sul retaggio di una popolazione, e sull’eredità spirituale che questa possa trasmettere ad un ragazzino.
Se cresci in una famiglia dove tutti “faticano” tu impari a “faticare”.
Se poi hai un carattere intraprendente come Gennaro, non solo vuoi “faticare” ma vuoi “faticare” il prima possibile.
Eccolo quindi, ancora minorenne, a vestire i panni di cameriere, meccanico, contadino e altro ancora.
Ancora prima d’aver raggiunto la maggior età aveva collezionato talmente tante esperienze lavorative da far invidia a persone molto più gradi di lui.

Ma non era soddisfatto.

Inizia quindi a lavorare nell’azienda di alcuni parenti. Lavora sodo, si fa strada, è pronto ad imparare e a mettersi alla prova. Sta crescendo. La vita però ostacola il suo cammino.

Il momento difficile arriva sempre


A 16 anni ti senti il padrone del mondo, e in un certo senso lo sei.
Hai tutta la vita davanti, e questo ti rende spavaldo e incosciente.
Ti credi indistruttibile e sfidi la sorte a suon di “non capiterà mai a me”, ma le cose capitano. Gli incidenti succedono, e possono comportare delle gravi conseguenze, soprattutto se avvengono in sella ad un motorino.
Fratture multiple, lesioni, i danni fisici sono tanti, sono gravi. La sedia a rotelle diventa il suo nuovo motorino. I dottori sono titubanti, non sono certi che un giorno si rialzerà ma non lo escludono. È tutto un “forse”. Le parole hanno un peso e possono incasinarti la vita, ma lui non si lascia condizionare.

Vuole rialzarsi.

La strada è lunga, la riabilitazione è pesante e la stanchezza è tanta. Qualche volta non è sicuro di farcela, e il dolore è un peso continuo sul petto che a tratti gli toglie il respiro. Ma vuole rialzarsi, e la sua determinazione l’aiuta a farlo.
A guardarlo, solo uno spettatore attento può accorgersi della differenza tra lui e un ragazzo qualsiasi. Il trauma fisico sembra essere passato del tutto, le ferite dell’anima le curerà con il tempo.
Imperterrito Gennaro riprende a cercare la sua strada. Come se nulla fosse accaduto si scorcia le maniche e si rimette in pista.
La vita però non si arrende, e gli mette di nuovo i bastoni tra le ruote.
Questa volta gli porta via qualcuno.
Qualcuno d’importante, di insostituibile, soprattutto per un ragazzino.
Gli toglie la sua guida, colui che lo stava accompagnando per mano sulla strada per diventare uomo.

Gli toglie suo padre.

Perdere un padre è sapere di non avergli detto tutto; di non aver avuto il tempo per fargli capire che quello che tu sei è anche merito suo. Per giorni non ti rendi conto di cosa è successo, non realizzi e le lacrime non scendono. Ma arrivano. Prima o poi arrivano.

È devastato, ma ancora una volta affronta tutto a testa alta.

Lo deve a sua madre, a sua sorella ma soprattutto lo deve a suo padre, è lui ora l’uomo di casa e deve provvedere alla sua famiglia.
Poi un giorno ecco arrivare “La” telefonata, quella che ti cambia la vita, la chiamata che tutti aspettano.


Non è mai stata solo una questione di guadagno


Al mondo esistono due diverse tipologie di persone: chi si accontenta di un qualsiasi lavoro purché si guadagni, e chi mira a realizzare i propri sogni, lasciandosi guidare da quella famosa vocina che sente perennemente ronzargli nella testa.

Gennaro appartiene all’ultima categoria.

Per questo quando un’azienda statale grandissima lo contattò per comunicargli che era stato assunto, lui rispose “no grazie”
Il contratto a tempo indeterminato era lì a un passo.
Il traguardo che fin da piccoli ti indicano come il solo ed unico da raggiungere, stava per essere tagliato. Dall’altro lato del nastro s’intravedevano in lontananza la sicurezza economica che ti permette di costruirti una famiglia, la stabilità, la pace.
Ma la somma che ti accreditano sul conto corrente a fine mese, basta sul serio a pagare il tempo che vendi all’azienda?
I tuoi sacrifici verranno tutti ripagati?

Forse aveva in testa queste domande quando rispose “No grazie”.

Non provate a chiedergli il perché, ancora oggi non né è sicuro.
Racconta di essersi visto al telefono guardandosi dall’esterno.
Come se non fosse stato lui a rispondere.
Come se non fosse stato lui a parlare.
Ovviamente per le persone che lo circondavano era difficile riuscire a capire il perché di tale decisione. Rifiutare un posto fisso è da pazzi, per chi guarda al guadagno. Chi guarda allo stipendio non capisce il valore di un sogno.
Da qui l’inizio di un nuovo periodo durissimo, coronato da un investimento sbagliato, l’ennesimo.

I risparmi? Persi.
I risparmi delle poche persone che avevano creduto in lui? Persi anche quelli.
Ancora una volta si ricominciava da zero, e con meno soldi di prima.
Ma non rimpianse mai quel posto fisso.
Per lui non era mai stata solo una questione di guadagno, c’erano i suoi sogni in ballo.


La tenacia premia gli audaci con la Rèale Opportunità

Quindi rieccolo, ancora una volta pronto a riprovarci.
Inizia a fare il venditore. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul suo successo, era troppo timido e introverso per riuscire a far carriera in un settore come quello.
La tenacia però premia gli audaci.
Taglia i primi traguardi, quel settore gli piace e scopre di aver talento. Resta però un ingranaggio in quella enorme macchina, e lui vuole di più.
Decide quindi di fare un tentativo, ma le sue finanze sono ancora molto provate. Non ha molto da investire, tranne talento e una buona dose di problem solving. Corre a comprare una serie di Sirio usati, i re dei telefoni di quel tempo, e si mette all’opera.

Arrivano i primi momenti di difficoltà, ma questa volta si alternano a grandi soddisfazioni. C’è qualcosa di diverso, lui è diverso.

Tutto inizia a filare per il verso giusto, l’attività cresce e diventa un’azienda, diventa Jolen Group.
Il ragazzo c’è l’ha fatta.
È cresciuto, è sposato, ha figli. Può permettersi “degli sfizi”.
A guardarlo da fuori sembra essere arrivato, ma lui non è soddisfatto.
Se c’è una cosa che la vita gli ha insegnato è che non sono i beni materiali a renderti migliore.
Vuole qualcosa di più.

Vuole fare la differenza in una società che non ti dà opportunità ma te le toglie.

Vuole dare una mano a chi come lui sta cercando la sua strada.

Nel 2016 crea il call center RèSpeak e si trasforma in Gennaro Lenta l’imprenditore. A chiunque entri a far parte dell’azienda viene fatta la promessa delle “Rèale opportunità” di crescita professionale.

Chiunque voglia può crescere e far carriera, affiancando alla buona volontà e all’impegno tutti i mezzi messi a disposizione dall’azienda stessa, ovviamente a titolo gratuito.

Nel SUO di call center non esistono turni estenuanti o paghe minime.

Nel SUO di call center si lavora nel rispetto della legge.

Nel SUO di call center vengono prima le persone e poi i numeri.

Perché lui è uno di quegli imprenditori che ha sperimentato cosa vuol dire “lavorare nei call center” e ricorda bene da dov’è venuto, e cosa ha dovuto subire per arrivare dov’è ora.

Chi, meglio di una persona che conosce il brutto di questo mondo può porvi rimedio?

Questa sorta di favola moderna viene raccontata nelle 7 diverse sedi di RèSpeak, da ben 350 collaboratori, che lavorano anche in smart working da tutta Italia. 350 persone che hanno incrociato la loro storia con quella di Gennaro Lenta, l’uomo delle “Rèali opportunità”.

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