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Chi è il Rèspeaker?

Diventa un RèSpeaker“, “I nostri RèSpeaker“, RèSpeaker, RèSpeaker, RèSpeaker...

Questa parola caratterizza la nostra quotidianità e il nostro lessico.

La usiamo con naturalezza, dimenticando che chi ci legge o ascolta non può capirci, non può cogliere il carico emotivo racchiuso in 9 semplici lettere.

Quindi finisce per considerarla come una parola vuota, coniata da un’azienda per darsi un tono o peggio, la usa come sinonimo di operatore telefonico.

È sbagliato

L’operatore telefonico e il RèSpeaker sono due cose diverse, anche se di base lavorano entrambi in un call center. Tra le due figure c’è una grandissima differenza, riconducibile ad una serie di fattori che esulano dalla bellezza degli uffici e da altre cose “materiali”, che hanno comunque un certo peso.

Qualcuno di voi è stato un operatore telefonico e certe cose le sa.

Qualcun altro invece avrà avuto la possibilità di ascoltare uno dei tanti racconti del terrore che aleggiano intorno al nostro lavoro, rendendolo il meno ambito in Italia. Quando abbiamo pensato alla figura del RèSpeaker siamo partiti proprio da lì, prendendo nota di tutte le cose per noi inconcepibili e muovendoci nella direzione opposta. Al di là del guadagno che è una cosa importante per tutti non nascondiamoci dietro ad un dito, abbiamo deciso di mettere a disposizione altro.

Ci siamo mossi affinché un RèSpeaker non fosse un semplice operatore telefonico ma un venditore, che utilizza il telefono per esercitare le sue capacità.

Una volta la vendita era l’ultima spiaggia per chi non era stato abbastanza bravo a scuola da assicurarsi un lavoro d’ufficio.
La vendita era considerata un’attività ignobile e il venditore un truffatore.

Oggi le cose sono diverse.

Ogni volta che accendi la televisione ci sono spot che cercano di venderti qualcosa. Stessa cosa vale per internet, per non parlare poi di quando passeggi per strada.

Puoi chiamarli copywriter, media creator, media manager, ma sono tutte figure che hanno un solo scopo: la vendita.

Il venditore è la figura più importante dell’azienda.

È il venditore che ci mette la faccia facendo da interfaccia tra l’azienda e il cliente.

È il venditore che permette a se stesso e all’azienda che rappresenta di portare a casa il risultato e pagare gli stipendi.

Ci saranno sempre e per sempre dei prodotti o servizi da vendere, al mondo ci sarà sempre bisogno di venditori capaci di padroneggiare le migliori tecniche di vendita e comunicazione.

Gli operatori telefonici quelli “semplici” invece, sono preparati a vendere solo il loro prodotto, nulla di più.

I RèSpeaker avranno sempre un lavoro.

Poi c’è la questione della “Rèale opportunità”, la promessa scritta sotto al nostro marchio.

Fin dal primo ingresso in azienda a ogni RèSpeaker vengono fornite le basi per la crescita professionale.

Sta a voi decidere il come e il quando iniziare il vostro percorso.

C’è chi ha usato la Rèale opportunità per migliorare le sue doti nella vendita, riuscendo a portare a casa uno stipendio uguale e qualche volta superiore a quello di un impiegato.

C’è chi ha intrapreso la stessa strada di chi a suo tempo li ha formati, diventando trainer, team leader o CCM.

C’è chi, invece, ha puntato più in alto e con impegno, dedizione e costanza si è poi guadagnato un posto nel corporate RèSpeak.

Ognuno ha scelto la sua strada, assecondando il proprio talento e le proprie aspirazioni, e l’azienda è stata pronta a seguirlo.

Perchè in RèSpeak funziona così, tu ci metti l’impegno e noi ti diamo la Rèale opportunità.

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RèSpeak, come tutto ha avuto inizio

C’era una volta tanto tempo fa un giovane che aveva deciso di scommettere il tutto per tutto sul suo futuro.
Oggi conoscete quel ragazzo come Gennaro Lenta l’imprenditore, il capo supremo di RèSpeak ma, all’epoca del nostro racconto, era semplicemente Gennaro, e leggerete la sua storia personale tra un po’.

L’unica cosa che vi interessa sapere al momento, è che quando ha iniziato, il nostro CEO non era poi così diverso da voi e me: un ragazzino senza soldi e tanti sogni nel cassetto, realizzati grazie ad una buona dose di caparbietà.

Il coraggio fa la differenza, e lui di certo ne ha avuto tanto quando, intravista una Rèale opportunità di guadagno nel mondo dei call center, decise di mettersi all’opera acquistando l’attrezzatura necessaria a buon mercato.

All’inizio erano solo lui e dei Sirio usati, in un piccolo ufficio a Marano. All’epoca lavorava per imparare, e fare esperienza sul campo gli sembrò la scelta giusta per acquisire le conoscenze necessarie ad avviare l’attività.

I corsi di formazione e lo studio teorico sarebbero arrivati poi.

In quel periodo non poteva ancora permetterseli, come non poteva ancora “pagare gli stipendi” o la ristrutturazione dell’ufficio, che portò a termine da solo.

In principio erano 40 postazioni

Dopo aver superato le difficoltà iniziali a trovare il denaro da investire e svolto attività burocratiche da far impallidire un notaio, l’attività iniziò ad ingranare: l’esperienza sul campo aveva dato i suoi frutti.

Ora i soldi iniziavano ad entrare, e si potevano pagare gli stipendi.

Fu cosi che da quel primo ufficio si passò, nel 2013, a quella che oggi è la sede di Marano, che all’epoca aveva solo 40 postazioni, neanche tutte occupate. Si lavorava su una sola commessa e i sistemi a nostra disposizione oggi erano solo un lontano miraggio. Carta e penna erano i principali strumenti del mestiere e tutto veniva svolto manualmente. Gli alto performanti erano pochissimi e non esisteva un piano di carriera.
Nonostante la Rèale opportunità fosse ancora un’utopia, quel call center iniziava già a distinguersi dagli altri.

Il numero degli operatori aumentava di giorno in giorno, e si iniziarono ad aprire nuove sedi, tra cui quella di Davoli e Rende in Calabria.

Quando si ha la responsabilità di decidere per il bene dell’azienda non si può pensare al singolare, bisogna pensare al bene di tutti.

Vendere vuol dire tante cose: stabilire delle connessioni, trasmettere fiducia, creare un rapporto con l’altra persona.

Fare il bene di tutti, in quel momento, voleva dire perfezionare la formazione.

Il momento della svolta era vicino.

2016 la nascita del marchio

La realtà cambia in continuazione sotto la spinta di diversi fattori. Chi resta fermo rischia di non avere più un rapporto creativo con il mondo. Bisogna saper innovare, e innovazione è la parola che più di ogni altra caratterizza la vita di Gennaro Lenta.

Dal suo punto di vista innovare significa assumersi la responsabilità di fare la propria parte nel mondo, facendo crescere in qualità le relazioni con le persone. Questo approccio fa la differenza per l’essere umano, inteso come singolo essere pensante, per l’imprenditore e tutti i suoi collaboratori.

Se si agisce così, il risultato si muove verso la crescita, qualitativa e personale. Se si agisce così ci si muove verso il successo, e si è destinati a lasciare il segno. Se si agisce così si creano le Rèali opportunità.

Il marchio RèSpeak nasce nel 2016 con un obiettivo ben preciso: regalare la Rèale opportunità, a quelli che da quel momento in poi saranno chiamati RèSpeaker.

Nasce il piano di carriera e vengono gettate le basi per quella che sarà poi la Rèvoluzione.

Per prima cosa vengono stravolte le sedi.

In tutte si istallano i pannelli fonoassorbenti, che eliminano il riverbero: l’eco caratteristico dei locali dove ci sono molte persone. Avete presente quando al ristorante non riuscite a conversare con i vostri amici o parenti a causa del rumore? Ecco, il riverbero è quello.

Le postazioni “gabbia” vengono abolite. Si studiano e costruiscono delle moderne station ( dotate a loro volta di pannelli ) che permettono ai RèSpeaker di parlare tra di loro, di aiutarsi in caso di difficoltà, di diventare amici e anche di più. Si acquistano sedie comode ed ergonomiche. Si posizionano le piante ma, soprattutto, si investe in nuovi sistemi che rendono il lavoro più veloce e pratico.

Il viaggio verso il futuro è iniziato.

2017 apre la sede di Catanzaro

L’8 maggio del 2017 il nostro marchio taglia un’altra tappa importante, la firma del contratto d’affitto di quell’immobile che diventerà poi la sede di Catanzaro.

RèSpeak era già in Calabria, e da diverso tempo operavamo sul territorio con grandissimi risultati, ma quella della sede di Catanzaro è una storia particolare che merita di essere raccontata.

Per chi non lo sapesse, la sede in questione si trova in via Lucrezia della Valle, all’interno di una galleria commerciale. Era una galleria d’arte, potete quindi immaginare quanto alti fossero gli standard del proprietario e quanto bello sia l’ufficio. Cercatelo su Google maps.

È stato amore a prima vista, ma quell’amore non è stato ricambiato, almeno non subito.

La prima risposta ricevuta dal proprietario del locale quando gli abbiamo detto che volevamo affittarlo è stato un secco “No”.

Perché? Provate ad indovinare…

Sì, esatto.

Non voleva affittarcelo perché siamo un “call center” e i call center si sa, prestano poca attenzione alle cose altrui. Ma gli è bastato conoscere meglio l’azienda e la nostra area manager della Calabria Giusy Fabiano per cambiare subito idea.

2018 l’headquarter di via Toledo

𝟐𝟐 𝐃𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟏𝟖, una marea di persone si muove lentamente tra le strade del 𝐶𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑆𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝑁𝑎𝑝𝑜𝑙𝑖.

Qualcuno cerca i regali di Natale “dell’ultimo minuto”.

Qualcun altro si gode la magica atmosfera natalizia, che riscalda il cuore di grandi e piccini mentre, qualcun altro ancora, freme per l’imminente arrivo del Capodanno e salta da un negozio all’altro alla ricerca dell’abito perfetto.

È comprensibile.

Il Capodanno rappresenta una metaforica porta verso un futuro ancora da scoprire, ricco di opportunità e di sorprese.

Apparire al meglio è importante.

La stessa metaforica porta si stava aprendo in quello stesso momento al 𝙩𝙚𝙧𝙯𝙤 𝙥𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙖 𝙏𝙤𝙡𝙚𝙙𝙤 156, per accogliere coloro che avrebbero scritto un nuovo capitolo nel libro della storia dell’azienda, trasformandolo in un best seller.

Oggi varcando quella porta si entra nel quartier generale di via Toledo, la “testa che regge la corona di RèSpeak”.

È qui che, ogni giorno, nascono le Rèali opportunità, ed è da qui che verranno gettate le basi per il continuo di questa storia.

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Lo Smart Working aiuta a lavorare meglio e di più

Lavorare da casa ha i suoi vantaggi. Per prima cosa ci sono gli orari flessibili e il non doversi muovere, che regala al lavoratore più tempo libero e più soldi, visto che si azzerano i costi per gli spostamenti. Poi ci sono ambienti di lavoro personalizzati e l’assenza “dell’occhio del padrone”, che spaventa molto i datori di lavoro.

Un lavoratore virtuale seduto in pigiama, incline alle distrazioni e nel disperato bisogno di una doccia è lo spauracchio di molte aziende (soprattutto italiane) ed è alla base del loro rifiuto dello smart working. Stando ad uno studio dell’Università di Stanford però, questi sarebbero solo degli stereotipi in quanto i lavoratori remoti sono, in media:

13,5% più produttivo delle loro controparti in ufficio.

Il 9% in più è impegnato nel proprio lavoro.

50% in meno di probabilità di smettere.

Insomma, lo smart working aiuta a lavorare di più e meglio, ed ecco i “perché” individuati durante lo studio:

1. Una forza lavoro a distanza è una forza lavoro più inclusiva e di qualità superiore.

Lo smart working permette alle aziende di espandere le loro ricerche, assumendo anche persone che svolgono più lavori, genitori, persone che abitano fuori dall’area geografica di interesse o soggetti con disabilità, che gli precludono la possibilità di stare seduti in ufficio per ore.

2. I lavoratori remoti sono più felici e più produttivi.

I lavoratori remoti hanno più spazio per bilanciare il loro lavoro e la vita personale. Possono trasferirsi, viaggiare, prendersi cura delle proprie famiglie, perseguire hobby e impegnarsi in altre attività non legate al lavoro senza sacrificare la propria carriera.

3. La tecnologia offre ai team remoti numerose opportunità di connettersi, collaborare e contribuire.

Una preoccupazione comune tra le aziende che non hanno abbracciato lo smart working è la coesione del team. Chi lavora da casa finirà per isolarsi? La risposta è no.

Grazie alla tecnologia i team virtuali tendono a connettersi più frequentemente e ad un livello più profondo di quanto farebbero di persona. Oltre agli strumenti di tutti i giorni come Slack, Skype, Dropbox e Google Drive – che semplificano la collaborazione virtuale per qualsiasi team – i lavoratori remoti traggono vantaggio dall’apprendimento autonomo e auto-diretto e dalla gamification .

4. Hanno ambienti di lavoro migliori e meno interruzioni.

Sono le distrazioni, non la distanza, a ostacolare il coinvolgimento dei lavoratori. Pensa a tutte le distrazioni presenti in un tipico ambiente di lavoro: pettegolezzi, conversazioni inattive, riunioni non necessarie, pause multiple per cibo e caffè e così via.

Queste distrazioni possono disturbare la concentrazione, lo spazio personale e il benessere di un lavoratore, influenzando la sua produttività e il suo morale. Nel migliore dei casi, qualcuno perde qualche minuto del suo tempo; nel peggiore dei casi parliamo di ore, e di comportamenti che possono rendere il luogo di lavoro non sicuro e illegale.

Ancora una volta, l’autonomia aumenta l’impegno. I lavoratori remoti hanno una maggiore libertà: la libertà di evitare un collega problematico, di lasciare una conversazione improduttiva, di scegliere quando e come impegnarsi. Hanno il controllo del proprio ambiente e, di conseguenza, segnalano di sentirsi meno stressati .

Insomma, lavorare da casa migliora l’umore del lavoratore e la qualità del lavoro stesso.

Stai pensando di entrare a far parte del popolo degli smart worker?

Visita il nostro sito e compila il modulo!

Le selezioni per diventare un RèSpeaker Virtuale sono aperte

 

La tua rèale opportunità di lavoro, Senza categoria

Parliamo della figura del venditore

Negli anni ’60, l‘Olivetti effettuò un sondaggio tra le mogli dei propri addetti alle vendite. Nessuna di loro usò mai la parola “venditore” per descrivere il lavoro del marito. Evitavano il termine come la peste, associandolo a qualcosa di negativo.
Anche oggi le opinioni su questo mestiere sono diverse ed esistono diversi luoghi comuni, come:

  • non è un lavoro stabile.
  • il venditore deve saper raggirare le persone
  • non è un lavoro per gente laureata
  • è un lavoro senza importanza

che tingono di negatività questo lavoro. Tali credenze però, possono essere facilmente messe in discussione.

Iniziamo dalla prima: “non è un lavoro stabile “. Conoscete per caso un venditore disoccupato?
Andate su un sito internet, di quelli che trattano offerta/ricerca di lavoro, noterete che la maggior parte delle offerte di lavoro sono proprio indirizzate alla ricerca di venditori.

Passiamo alla seconda : ” il venditore deve saper raggirare le persone con la parlantina“. Essere spigliati di sicuro favorisce, ma vendere non significa raggirare con le parole.

La terza: “non è un lavoro per gente preparata“. Sono molti i laureati che al giorno d’oggi non riescono a trovare il lavoro per la quale hanno studiato, trovandosi costretti ad accettare lavori di ripiego poco gratificanti economicamente e lontani dalle loro aspirazioni. Altri invece iniziano a lavorare come venditori e applicano il loro sapere all’arte della vendita, trovando soddisfazione, riconoscimenti e percorsi di carriera. La differenza sta nell’atteggiamento che si ha nei confronti di questo lavoro.

L’ultima credenza del nostro elenco è: “il venditore è un lavoro poco considerato“. Questa falsa affermazione va studiata e osservata da due diversi punti di vista, ovvero dal lato delle aziende e da quello delle persone. Per quanto riguarda le aziende che danno lavoro ai venditori, questa figura gode di un’altissima considerazione, che si traduce in benefit, corsi di formazione, meeting e così via.
Dal punta di vista sociale invece, non ci sono prove di una mancanza di considerazione nei confronti di questo ruolo e poi, come per qualsiasi altro lavoro, conta anche il prodotto trattato e l’azienda per cui si lavora.

Resta inteso che come tutti i lavori anche quello del venditore va praticato con professionalità e senso etico, in assenza di questi valori ( che fanno parte della persona ) qualsiasi lavoro perde di credibilità.

Parliamoci chiaro: quello del venditore è il lavoro del futuro.

Al mondo ci saranno sempre prodotti e servizi da vendere, e ci sarà sempre bisogno di qualcuno che lo sappia fare, soprattutto utilizzando il telefono. La vendita telefonica è stata per molte aziende l’unica ancora di salvezza durante questa emergenza sanitaria. Il lavoro dell’operatore call center in outbound è stato rivalutato, diventando uno dei ruoli più richiesti al momento.

Da quando abbiamo avviato lo smart working, ad Aprile, le candidature sono triplicate.

Oggi contiamo più di 100 RèSpeaker che lavorano in smart working, restando comodamente seduti sul divano di casa propria. Vuoi cogliere anche tu la Rèale opportunità di guadagnare a costo 0?? Compila il modulo e invia la tua candidatura!

Il marchio RèSpeak nasce nel 2016 per rivoluzionare il lavoro nei call center. Al momento contiamo 7 sedi fisiche divise tra Campania e Calabria e una virtuale. Ci occupiamo principalmente di vendita in outbound di contratti luce e gas e al momento contiamo più di 350 collaboratori.

Vorrà pure dire qualcosa no?

Ecco cosa ti garantiamo:
-Fisso mensile di 550€
-Turni part time di 5 ore
-Formazione costante e professionale, che ti consentirà di cogliere la tua rèale opportunità di crescita all’interno dell’azienda
-Accesso a sistemi all’avanguardia, che ti permetteranno di toccare con mano l’allegria e la professionalità del lavoro in RèSpeak pur lavorando da casa. Inoltre potrai tenere costantemente sotto controllo la tua produzione, in nome della trasparenza che ci contraddistingue.
-La Rèale opportunità di crescita all’interno dell’azienda

Le selezioni sono mirate alla ricerca di nuovi aspiranti RèSpeaker in smart working ( la nostra personale versione dell’operatore telefonico ) Non facciamo storie sull’età o sull’esperienza pregressa. Quello che ci interessa è la buona volontà e la voglia di imparare. A fornirti tutte le conoscenze per diventare un RèSpeaker di successo ci pensiamo noi.
Visto il particolare momento storico stiamo lavorando esclusivamente in smart working. Per iniziare servono necessariamente: un pc, una connessione a internet ( adsl o superiore ) e una web cam
Per inviare la candidatura basta compilare il modulo che troverete qui sotto.
La nostra RèSponsabile vi richiamerà in giornata per fissare il colloquio conoscitivo

La tua rèale opportunità di lavoro

Lavorare in un call center: scelta sbagliata o scelta di vita?

I call center nascono in America, per arrivare in Italia circa 20 anni fa. Da quel momento in poi sono spuntati ovunque nel nostro paese, come l’erbaccia in un giardino.
In quegli anni lì, questa tipologia di lavoro era ancora una novità quasi del tutto sconosciuta qui in Italia, prima di tutto alle autorità.
Una tragedia.
Gli operatori telefonici non avevano alcun diritto, e venivano sfruttati fino allo sfinimento per pochi spiccioli. All’epoca come metro per la paga si utilizzava il “più parli più guadagni“: più gli operatori riuscivano a stare a telefono con il cliente e più venivano pagati.
Uno stipendio con “scatto alla risposta”, e puoi immaginare le paghe da fame.

Con il tempo la situazione è migliorata.

Nel 2018 c’è stata la firma del protocollo d’intesa sui call center da parte di Paolo Gentiloni, che ha stabilito una crescente tutela per gli operatori telefonici, ma come recita il detto: “fatta la legge trovato l’inganno“.
In alcuni call center si è continuato, si continua e probabilmente si continuerà, a sfruttare gli operatori fino all’osso.
Da qui la rovina di una intera categoria. Tant’è vero che lavorare in un call center è considerata una cosa da “disperati”. Anche se i numeri suscitano qualche dubbio al riguardo.

Stando a dati che puoi facilmente trovare su internet anche tu, sono in 23mila gli italiani che lavorano in un call center.

Sono tutti così disperati?

Non credo.

Hanno bisogno di lavorare? Certo, ma perché mai dovrebbero scegliere un lavoro dove “si sa” che non ti pagano, ti licenziano al primo errore e ti sfruttano?

E’ più facile che In Italia ci siano 23mila pazzi a cui piace lavorare per uno stipendio da fame, o che quello che si racconta sui call center non valga per tutta la categoria??
Secondo me è la seconda.

Ci sono aziende serie anche nel settore dei call center, e questo è un lavoro che piace e che una persona SCEGLIE di fare. Solo che nessuno né parla mai,
Ecco la verità.

Dire che nel 2021 ci sono ancora persone capaci di guadagnare “bene” con le vendite, ambito dove non servono “titoli accademici” per poter lavorare, potrebbe sembrare un passo indietro dopo anni di propaganda pro-università.

In fin dei conti venditori si nasce, e scegliendolo come lavoro non si fa altro che affinare e assecondare il proprio talento naturale. Non mi credi?

Fermati un momento e rispondi a queste domande:
1. Ti è mai capitato di aver ragione in una discussione, dove sapevi di aver torto?
2. Sei mai riuscito/a a convincere amici, conoscenti, familiari a fare quello che volevi tu?
3. Quando parli, di solito, le persone ti ascoltano?

Se hai risposto sì ad almeno due di queste tre domande ( e potrei fartene ancora tante ) anche tu sei una persona che potrebbe trovare in un call center il lavoro dei sogni, e potresti anche rientrare nella categoria degli “alto performanti”, ovvero uno di quelli che guadagna tanto, detto in parole molto povere.
Se ancora non è successo è semplicemente perché hai dato retta alle voci che si sentono in giro sui call center.

Hai commesso un errore… scusa se te lo dico.
Hai perso un’occasione, non devi mai credere a quello che senti solo a quello che vedi.

Pensa che la nostra azienda conta in tutto un canale virtuale, dove lavorano più di cento persone e 4 sedi fisiche divise tra Campania e Calabria, una di queste si trova nel famoso Palazzo Motta, situato nell’ancora più famosa via Toledo di Napoli.
Il nostro marchio è RèSpeakla tua rèale opportunità
Il logo è questo, nel caso volessi fare qualche ricerca su internet o Facebook

com'è-possibile-che-le-persone-trovino-il-lavoro-dei-loro-sogni-in-un-call-center

Garantiamo un fisso mensile per 5 ore di lavoro da casa o in sede, sempre se sei in possesso del Green Pass.
Siamo puntuali nei pagamenti e facciamo tutto a norma di legge.
In tutto contiamo 350 collaboratori
Molti dei nostri RèSpeaker sono con noi da 4-5 e anche 10 anni, e diamo la possibilità di crescita all’interno dell’azienda.
Chi parte dalle cuffie può arrivare a sedersi negli uffici.

Quando lo raccontiamo sono in pochi a crederci, sembra troppo bello per essere vero, per essere un call center.

Ma chi arriva, chi tocca con mano la nostra “Rèalta” in RèSpeak ci resta.

Puoi contattare uno qualsiasi dei nostri RèSpeaker e chiederlo, li trovi visitando la nostra pagina Facebook. Gli invii un messaggio privato e chiedi… scegli tu a chi …
Se ti pubblicassi le recensioni penseresti che sono inventate o “gonfiate”, lo so.

Ti verrebbe difficile credere che per un call center si possano spendere parole così belle, e hai ragione.
Per un call center di sicuro no, ma per RèSpeak sì.

E potrai toccare con mano quello che sto dicendo, inviando la tua candidatura.

Ti basterà compilare il modulo che trovi che qui sotto, e il questionario che ti sarà inviato via email. .
Stiamo lavorando in smart working e le domande che troverai riguardano per lo più le tue conoscenze informatiche, esperienza pregressa e altre poche cose.
Impiegherai giusto due minuti a compilarlo tutto.

La nostra RèSponsabile ti contatterà telefonicamente da questo numero di telefono 02 4070 3359, e visto che non potete guadarvi negli occhi, è utile che lei sappia qualche cosa in più su di te, in modo da poterti aiutare e consigliare al meglio.

Se invece abiti in Campania o in Calabria e sei interessato/a al lavoro in sede puoi inviare la tua candidatura compilando il modulo che trovi cliccando su uno dei seguenti link

Lavora con noi in Campania Lavora con noi in Calabria ma ricorda: per lavorare in sede hai bisogno del Green Pass.

Ho letto l’informativa sulla Privacy

Come migliorare la tua vendita telefonica, i consigli degli esperti

Come far decollare le tue vendite grazie alla creatività.

“Non sono una persona creativo/a”. Quante volte l’hai sentito dire o l’hai detto tu stesso?
Pensare di non essere creativi è un pensiero frenante, che in molti si trascinano dietro fin dall’infanzia e per tutta la vita, a causa dell’educazione ricevuta che si muove a favore delle doti pratiche, da sempre considerate più utili.

La creatività non è un dono divino riservato a pochi eletti, ma una modalità di pensiero che può essere coltivata con un po’ di pratica, modalità che tutti i venditori dovrebbero avere.
Perché?
Perché grazie alla creatività si esce fuori dagli schemi mentali dettati dalle abitudini, trovando nuove soluzione a problemi che ci sembravano irrisolvibili. Si guarda il tutto da una nuova prospettiva, e si acquisisce un nuovo punto di vista sulle cose.

Creatività non vuol dire solo “inventare cose nuove”, ma anche dare un volto nuovo alle cose, proponendo in modo diverso ciò che il cliente conosce già o si aspetta che tu gli proponga, valorizzando nuovi vantaggi.

Ogni cliente è prima di tutto una persona, POI un azienda, un consumatore, un professionista e così via. Sono le persone che comprano, i vantaggi e i benefici offerti devono essere oggettivi, palpabili
Prova a pensare al prodotto che vendi o al servizio che offri e immagina nuovi modi in cui potrebbe essere utilizzato. Immagina tutti i bisogni che il prodotto o servizio che vendi può soddisfare, ed esercitati a presentarli.

Dopodiché, quando ti trovi al telefono con il tuo cliente fa domande e ascoltalo attentamente. Solo così potrai presentare il tuo prodotto in base alle SUE esigenze. Ogni cliente è unico e come tale va trattato.
La comprensione dei benefici è fondamentale, se l’interlocutore non percepisce quali vantaggi potrà trarre dall’acquisto che gli stai proponendo, finirà per perdere l’interesse vedendo nella tua proposta “solo una spesa”, un costo e a nessuno piace pagare.

Guarda sempre alla persona che ti sta di fronte non considerarlo semplicemente un cliente

Guarda alle sue esigenze e falle combaciare con le caratteristiche o i vantaggi del prodotto che vendi.
Così agisce un venditore creativo.

Come migliorare la tua vendita telefonica, i consigli degli esperti

Come aumentare le tue vendite grazie al pensiero positivo

L’umanità si divide in due categorie: i pessimisti, persone che tendono a vivere con ansia e preoccupazione e gli ottimisti, che guardano alla vita con l’entusiasmo, e affrontano le difficoltà con spirito combattivo.

Secondo Martin Seligman, famoso psicologo e saggista statunitense, alla base di questi due atteggiamenti c’è il modo in cui interpretiamo quello che ci accade, e la nostra capacità di controllare o meno gli eventi.
Possiamo quindi dire che l’ottimismo e il pessimismo non sono atteggiamenti innati ma scelte di vita, modi di fare che possono essere corrette.

Come?

Grazie ad una buone dose d’impegno senza dubbio, un bel po’ di disciplina e qualche buon consiglio, come quelli che troverete di seguito.

Prima di tutto, quando succede qualcosa di negativo è buona pratica distrarsi dal fatto in sé, focalizzando l’attenzione su pensieri diversi, come le cose belle della vostra vita, un successo lavorativo e così via. Bisogna concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno.
La seconda mossa è quella di mettere in discussione i vostri pensieri negativi, che in fin dei conti sono solo giudizi vostri quindi, chi ha detto che siano veri o che si debbano avverare?

Un atteggiamento positivo provoca una reazione a catena di pensieri, eventi e risultati positivi. È un catalizzatore e genera risultati straordinari. “Sorridi e la vita ti sorriderà” , citando un vecchio detto.

L’ottimismo è il profumo della vita“, ed è una dote fondamentale per un venditore.

Nella vendita l’atteggiamento rappresenta l’80% del tuo successo.

Ti faccio una domanda: quante volte sei andato/a via da un negozio senza comprare nulla, a causa dell’atteggiamento della commessa di turno?
Tantissime, sono sicura.
Questo perché l’atteggiamento, che si venda a telefono o in un negozio, è l’elemento che ha il maggior impatto sulle persone con cui ti relazioni.
Un buon venditore deve essere in grado di ispirare sicurezza e affascinare il suo interlocutore.

Le persone non comprano quello che tu vendi, comprano TE che vendi, ricordalo.

Perché mai dovrei acquistare qualcosa da qualcuno che non è convinto della “bontà” del prodotto che vende?
E’ questo quello che si chiede il cliente X quando ti sente parlare, ed è per questo che lo sviluppo di un atteggiamento mentale positivo è il requisito indispensabile per avere successo come venditore.

Perché?

Per prima cosa è una risposta costruttiva allo stress, ed è un approccio obiettivo orientato alle soluzioni.
Inoltre un atteggiamento mentale positivo è la qualità più visibile in una persona vincente, ed è l’atteggiamento che rende riconoscibile un venditore di successo, e questo suscita sempre nel cliente un sentimento di fiducia.

Quindi, ricapitolando, l’ottimismo è una dote fondamentale per un venditore, ed è possibile allenarla svolgendo questi semplici esercizi .

1# Credi sempre nelle tue capacità di venditore/trice, perché ci sono, devono solo venire fuori.
L’essere umano è un venditore nato. Non ci credi? Ok allora fermati e pensa a tutte le volte in cui sei riuscito/a ad aver regione in una discussione, anche se sapevi di essere in torto. A tutte le volte che hai convinto qualcuno a fare qualcosa o a tutte le volte in cui sei riuscito/a ad ottenere qualcosa.
Fatto? Bhe, sappi che in ognuna di quelle occasioni sei stato/a un venditore/trice: solo che in quel caso vendevi un’idea e ora un prodotto. Questo è l’unica differenza.

2# Inizia la giornata pensando in positivo. La fisica quantistica afferma che i nostri pensieri hanno frequenze e vibrazioni che attraggono vibrazioni simili nelle nostre vite. I nostri pensieri creano un’energia che influenza le nostre realtà.
Hai presente il detto: “sorridi e la vita ti sorriderà”? Il concetto è quello. Quindi, indipendentemente da quanto possa essere difficile la situazione che devi andare ad affrontare pensa sempre in positivo

3# Poniti degli obiettivi e visualizzali. L’ambizione è molto importante per avere successo nella vendita, è quella che ti spinge a migliorare sempre di più. Più forte è il desiderio di raggiungere il proprio obiettivo, più forte sarà la motivazione. Visualizza il tuo obiettivo sul tuo cellulare o alla vecchia maniera, su un pezzo di carta da tenere nel portafogli o su un post it attaccato vicino alla tua postazione di lavoro.

4# Diventa resiliente. La resilienza è la capacità che una persona ha di riuscire a trarre il meglio da un duro colpo o delusione, e anche questa può essere allenata. Chi coltiva ed allena un atteggiamento resiliente diventa capace di superare qualsiasi problema a testa alta, grazie alla maggiore consapevolezza di se stesso e all’esperienza.

5# Sorridi, sorridi, sorridi e sorridi.
Quando qualcuno sorride la sua voce è in qualche modo diversa, chi ascolta percepisce pace e armonia, tranquillità, calore e gentilezza. Questo abbassa di molto il rischio di conflitti .

 

 

Come migliorare la tua vendita telefonica, i consigli degli esperti

Le 5 espressioni che distruggono la tua vendita

Che le parole abbiamo un certo peso lo sappiamo bene.
Ci piaccia oppure no, ogni parola che diciamo produce un effetto specifico su chi ci ascolta.

Con le parole puoi descrivere il tuo prodotto in modo cosi spettacolare da suscitare in chi ti ascolta l’irrefrenabile desiderio di acquisto. Grazie alle parole giuste puoi gestire le obiezioni più dure, o puoi convincere chi ti ascolta della bontà delle tue idee.
Oppure nulla di tutto ciò.
Usando le parole nel modo sbagliato rischi di impoverire quello che dici, soccombere alla prima obiezione oppure perdere credibilità.

Esistono infatti una serie di vizi linguistici, capaci di frantumare in mille pezzi la tua credibilità. Ed è un vero peccato visto che, il più delle volte, tendiamo ad utilizzare queste frasi e singole parole senza rendercene conto.

L’intento di questo articolo è proprio quello di metterti in guardia da queste espressioni, che minano la tua credibilità sia quando vesti i panni di venditore che nella vita di tutti i giorni.

INIZIAMO

1 – Quando la bugia è nell’aria

Esistono delle frasi, parole e intercalari che, a nostra insaputa, ci fanno apparire come bugiardi o potenziali tali.
Ecco qualche esempio:
Sinceramente
– Onestamente
– Se devo dirti la verità
– Se devo dirtela tutta
– Non sto scherzando


Quando dici a qualcuno ” se devo essere sincero”, il messaggio che trasmetti è che sei sincero perché devi, altrimenti mentiresti.

2- Sperare/Speriamo

Sperare è il verbo degli insicuri. “Speriamo che vi piaccia” “spero tu possa capire” ed altre espressioni di questo tipo, danno a chi ti ascolta la sensazione che tu stia dubitando di quanto dici o vendi. Quindi, all’espressione “spero vi piaccia” è preferibile un netto “adesso vi parlerò di un prodotto che vi piacerà molto

3- Credere che…

Se tu “credi di si” “credi che sia giusto” o ” credi di aver capito”, vuol dire che non ne sei certo, e questo indebolisce di molto il tuo messaggio e la tua figura di venditore. Quindi, ad un ” credo sia possibile avere anche…” preferite un “lei può avere anche” e tutto andrà per il meglio

4- Dubito

I venditori non dubitano, sanno. Quando dici dubito esprimi sia a te stesso sia al cliente che tu per primo sei incapace di credere a quello che stai dicendo o facendo. Inoltre, con questa solo parola insinui nel tuo cliente il seme “del dubbio”, appunto, insieme ad altre idee che è meglio evitare.

5- Non è male

“Non è male” sa di mezza misura, di così e così, e sminuisce di molto il valore del tuo discorso e del tuo prodotto. Se proprio devi dare un parere si sincero, senza cercare di “accontentare” il tuo interlocutore. Se qualcosa ti piace dillo ( ti piace il film? Si o no ) se il tuo prodotto è eccezionale raccontalo.

 

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6 consigli per i genitori che lavorano in smart working con i figli a casa

L’attuale emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha portato alla chiusura delle scuole in Campania, e al ritorno alla didattica a distanza unica a quella in presenza in altre Regioni.

Una bella gatta da pelare per i genitori, che oggi più che mai si ritrovano a dover conciliare impegni familiari e il lavoro. Chi può è corso ai ripari affidando i pargoli a nonni, parenti vicini e baby sitter mentre, in altri casi, il ricorso allo smart working è stata l’ultima soluzione.

Sa da un lato questa nuova forma di lavoro permette di continuare a guadagnare, dall’altro mette i genitori di fronte ad una nuova grande domanda: come si fa ad essere produttivi e concentrati sul lavoro, quando ci sono i bambini che girano per casa, reclamando tutte le attenzioni?

E in fin dei conti, come si fa a dargli torto? A pagare lo scotto maggiore di questa situazione sono forse proprio i più piccoli che, di punto in bianco, si sono visti togliere una delle cose più preziose a quell’età: la scuola e gli amichetti. Questo li porta ad essere sempre più annoiati e desiderosi della compagnia dei genitori.

Ebbene, come ci si districa in una situazione del genere? Per i genitori, è possibile riuscire a lavorare in tranquillità senza “trascurare” i bambini ?

Secondo quanto affermato da Teresa Douglas, esperta americana di smart working, in un’intervista pubblicata di recente sul NY Times, conciliare il ruolo di genitore con quello di lavoratore è possibile, seguendo alcune “regole di comportamento”. Eccole:

1# Organizzati con tuo marito/ tua moglie

La complicità tra genitori è fondamentale, ora più che mai. E’ di vitale importanza che vi organizziate tra di voi, in modo da poter dare ai bambini un messaggio e delle direttive chiave da seguire.
Avete la possibilità di scegliere dei turni di lavoro diversi? Benissimo, fatelo! In modo che l’una possa iniziare a lavorare quando l’altro ha finito.
Il tuo lavoro da la possibilità di poter coinvolgere anche i bambini? Ancora meglio! Elaborate una lista da fargli tenere o delle cose da cancellare. Fategli sistemare dei documenti immaginari, o disegnare cose da dare ai clienti. Servirà a tenerlo buono ( o quasi ) , fino a quando vostro marito/moglie non sarà tornato dal lavoro.

2# Chiudi la porta


La prima regola dello smart working che funziona è creare un’area di lavoro, organizzata come un vero e proprio ufficio, e gli uffici hanno le porte. Chiudere la porta aiuterà voi a mantenere la concentrazione e i bambini a capire che “mamma e/o papà sta lavorando, e quindi non va disturbata/o”

3# Lavorare quando i bambini dormono

Cerca di lavorare quando i bambini dormono o sono distratti da altre attività: la mattina o la sera sono le fasce orarie ideali.
Potresti iniziare a lavorare quando i tuoi bimbi sono ancora a letto, per quando si saranno svegliati sarai già a metà dell’opera. Il tardo pomeriggio e la sera rappresentano un’altra fascia oraria ideale. I bambini a quell’ora, di solito o sono distratti da altro ( come i cartoni animati in tv) o troppo stanchi. Metterli a letto presto potrebbe essere una soluzione.

4# Fate un patto con i bambini

Dì ai tuoi figli che hai bisogno del loro aiuto per lavorare, e che se ti aiutano guadagneranno una ricompensa. Ad esempio, dì loro che guadagneranno un bonus sulla paghetta o minuti extra di televisione se ti lasceranno tranquillo/a, fino a quando non ti sarai preso/a una pausa.

5# Elabora un calendario delle attività

I bambini si sa, si annoiano in fretta. Per questo ti suggeriamo di programmare la loro giornata, prepara un calendario con almeno 30 possibili attività: lo so che sembrano tante, ma è sempre meglio avere un asso nella manica da sfoderare in caso di obiezioni del tipo: ” questo gioco non mi piace“. Internet può esserti d’aiuto! Esistono dei siti che forniscono dei validi suggerimenti sui giochi da fare con materiale che si trova facilmente in casa.

6# Passa del tempo con loro

Trascorrere del tempo con i tuoi figli aiuterà te a staccare la spina e loro a sentirsi meno frustrati. Ricorda, lavorare da casa vuol dire tornare padroni del proprio tempo e del tempo da dedicare ai propri figli, così com’è giusto che sia.

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RèSpeak, il call center delle “reali opportunità”

Dieci anni fa non si sceglieva di andare a lavorare in un call center, ci si finiva spinti dalla necessità di guadagnare. Oggi invece sono in 80.0000 le persone che riescono a mantenersi dignitosamente, proprio grazie a questo lavoro
Tra coloro che indossano le cuffiette abbiamo principalmente donne, di quelle che hanno visto molte porte sbattute in faccia perché mamme.
Subito dopo ci sono gli studenti in cerca di indipendenza economica. Infine abbiamo loro, coloro che nei call center hanno trovato la strada che cercavano, e a cui questo lavoro piace.
Insomma, rispetto al passato, si può dire che quello nei call center sia diventato un “vero e proprio lavoro”, con diritti, stipendi e contratto tutelati dalla legge.

Ma si continua comunque a parlarne male.
Il web è pieno di notizie che parlano di condizioni di lavoro pessime e orari di lavoro infiniti.In molti li definiscono i call center come “le nuove miniere”. Qualcun altro etichetta gli operatori telefonici come i nuovi poveri mentre, per qualcun altro ancora, indossare le cuffiette resta sinonimo di sogni spezzati.

La domanda è: perchè?

Perché il problema sta nelle condizioni in cui le persone sono obbligate a svolgere quello che, in fin dei conti, è un lavoro come tanti altri.

Mettiamola così: lavorare in alcuni call center vuol dire lottare per la propria sopravvivenza.

Chiamate ripetute a ritmi velocissimi, eco, rumori vari, chiacchiericcio, team leader petulanti, orari da minatore, sedie scomode etc..etc..etc..
Praticamente un campo di concentramento.

Ma, per fortuna c’è sempre un’eccezione alla regola!

RèSpeak, il call center delle

“rèali opportunità”!

Per iniziare, da noi non esistono “operatori telefonici”, è un termine i nostri non sono operatori telefonici ma RèSpeaker: persone che seguono una speciale formazione, che gli permette di raggiungere ottimi risultati sul lavoro, e nella vita di tutti i giorni
Un esempio? I nostri RèSpeaker sanno come si tiene una perfetta conversazione, e sono capaci di farsi ascoltare da chiunque! Abilità utilissima a studenti e a mamme, giusto per dirne due.
Inoltre, per i nostri RèSpeaker è previsto un percorso di crescita all’interno dell’azienda che, con il giusto tempo e il giusto impegno, li porterà a passare dalle cuffiette agli uffici.

E ancora…

Chi lavora con noi è sicuro di ricevere il giusto compenso, alla scadenza prestabilita.
Da noi il pagamento fisso orario e il contratto rispettano il CCNL del settore, e non sono una semplice promessa ma, soprattutto regna la TRASPARENZA. Grazie alle potenzialità del nostro CRM, i RèSpeaker possono tenere sotto controllo, in ogni momento, il totale della loro produzione e il compenso dovuto.
La serenità, la soddisfazione e la gioia dei nostri RèSpeaker viene prima di tutto

“ Prima le persone e poi i numeri”

Noi ne abbiamo fatto il primo comandamento dell’azienda, e ci abbiamo fondato sopra 7 sedi – divise fra Campania e Calabria – che ora contano circa 350 collaboratori.
350 persone serene che si recano a lavoro con il sorriso, vanno d’accordo con i colleghi e guadagnano anche bene.
Da noi non esistono le postazioni “gabbia” ma delle comode station, che permettono ai RèSpeaker di socializzare tra loro, aiutandosi in caso di difficoltà.
Il materiale fonoassorbente è presente anche all’interno delle postazioni e sul soffitto, per non parlare poi della corretta illuminazione, il microclima e un tocco di verde qui e la, gioia per gli occhi e il cuore.

Cosa aggiungere più?

Ah si, grazie ai nostri sistemi all’avanguardia siamo riusciti a creare un vero e proprio ufficio virtuale, rendendo la nostra Rèaltà a portata di CHIUNQUE.

I nostri RèSpeaker Virtuali hanno a loro disposizione una stanza per la formazione, una dove incontrare il proprio coach e una stanza break, dove poter incontrare i propri colleghi. In questo modo anche chi non ha la macchina, chi preferisce rimanere a casa fino alla fine dell’emergenza sanitaria e chi, per esigenze personali o familiari deve lavorare da casa, può toccare con mano il calore e l’atmosfera che contraddistingue il lavoro nei nostri uffici!

Quindi, come vedi, lavorare in un call center non è poi così male come si dice. Tutto sta nello scegliere un’azienda seria.

Nello scegliere “la tua rèale opportunità”

in smart working o in sede