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Come prendersi cura della voce in 10 semplici mosse

La voce è il principale mezzo di comunicazione degli esseri umani.

C’è chi, come gli insegnanti, i commercianti, gli imprenditori, i presentatori, i venditori, i musicisti e chiunque altro svolga un’attività collegata alla presenza di un pubblico, la voce la usa per lavoro. Poi c’è chi parla per il semplice piacere di ascoltare il suono della propria voce mentre, qualcun altro ancora, si limita a dire lo stretto indispensabile.

Fatto sta che dal momento in cui impariamo a parlare lo facciamo tutti i giorni tutto il giorno.

Le corde vocali sono tra gli organi che utilizziamo di più, e dobbiamo imparare a riservagli la stessa cura e attenzione che di solito riconosciamo ad altre parti del nostro corpo.

Come?

Seguendo questi semplici consigli! Iniziamo 1# La caffeina – Tè, caffè e qualsiasi altra bevanda contenente caffeina, esercitano un’azione restringente sulle corde vocali. È bene evitare di berle prima di una qualsiasi attività che preveda l’uso prolungato della voce: che sia un’esame all’università, una lunga telefonata o un qualsiasi discorso lungo.

2# Ottimizzate la postura – l’emissione della voce e strettamente collegata alla postura del corpo. Esistono diversi esercizi mirati a migliorarla, uno dei più semplici ed efficaci è quello che, almeno una volta nella vita abbiamo fatto tutti: procuratevi un libro di peso e grandezza media e posizionatelo sulla vostra testa. Ora iniziate a camminare mantenendo il libro in equilibrio sulla testa e mentre lo fate, pronunciate qualsiasi parola vi venga in mente senza fermarvi. Camminate e parlate. Effettuando l’esercizio con regolarità, noterete dei grandi miglioramenti sia nella vostra postura che nella qualità della voce.

3# L’idratazione – l’acqua gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio di ogni apparato dell’organismo, corde vocali comprese. Per far si che queste mantengano l’elasticità che le contraddistingue, è necessario idratarle costantemente bevendo da 1,5-2 litri di acqua al giorno.

4# Respirare con il diaframma – il diaframma è il muscolo situato tra il torace e l’addome, e viene utilizzato principalmente dai bambini per respirare. Gli adulti invece, spinti da uno stile di vita più frenetico, tendono a respirare usando soltanto la parte superiore dei polmoni, perdendo così una serie di benefici portati dalla respirazione diaframmatica, tra cui una migliore gestione dello stress e un maggior controllo della modulazione della voce.

Benefici che è possibile riacquistare con questo semplice esercizio: sdraiatevi a pancia in su, poi appoggiate una mano sulla pancia e l’altra sul petto. Cercate di inspirare immettendo più aria possibile – la mano appoggiata sulla pancia deve alzarsi – mentre quella sul torace deve rimanere quasi ferma. Ripetete questo esercizio tutti i giorni per almeno cinque minuti, vi renderete conto da soli dei miglioramenti della vostra voce.

5#Il fumo – in genere, è possibile riconoscere i fumatori accaniti dalla voce rauca che li caratterizza: le corde vocali sono tra gli organi maggiormente esposti al passaggio del fumo, che finisce per “seccarne la mucosa”. Per questo fumare prima di dover utilizzare la voce per lungo tempo è sconsigliato ma, se proprio volete farlo, ricordatevi di bere molto subito dopo aver buttato via la cicca

6# Alzare la voce – alzare la voce per farci sentire da qualcuno quando ci troviamo in un luogo rumoroso ci viene normale, ma è una cosa inutile e dannosa per le corde vocali. Per farci sentire infatti, basta solo abbassare il tono e parlare lentamente, ricordandosi di scandire bene le parole.

7# La temperatura delle bevande – la temperatura delle bevande può influire direttamente sul funzionamento delle corde vocali: il freddo causa la costrizione dei vasi sanguigni, mentre il calore li dilata eccessivamente. Consumate bevande a temperatura ambiente, se sapete di dover parlare per lungo tempo.

9# Respirare a bocca chiusa – respirando a bocca aperta immettiamo nel nostro corpo una quantità d’aria “secca”, che a lungo andare può logorare le corde vocali. Viceversa, il percorso che l’aria compie passando per il naso aiuta l’aria a conservare un tasso d’umidità ottimale per le corde vocali.

10# Sbadigliate – cercate di sbadigliare quanto più possibile. Durante lo sbadiglio sia la laringe che la bocca si allargano, permettono una pienezza vocale e una chiarezza articolatoria.

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Gli obiettivi sono il motore della vita. Il tuo funziona?

Che si tratti della tua vita privata o lavorativa, gli obiettivi sono il tuo motore: senza, non avrai la spinta necessaria a muoverti. Hai presente i pensionati che ti sembrano invecchiare precocemente? Non hanno più obiettivi e cadono vittima delle abitudini. Ma questo accade anche a molti giovani o ad alcune categorie di lavoratori.

Ma nello specifico, cos’è un obiettivo?
Un obiettivo di solito è un desiderio che vogliamo soddisfare, una meta da raggiungere, un punto di arrivo che corrisponde ai nostri desideri.
Questo vuol dire chiedersi: chi voglio essere nella vita? Quali sono le cose che vorrei e per le quali sono disposto a lavorare duramente? Quanto voglio guadagnare? Quanto sono disposto a crescere professionalmente?

E così via.
Rispondere a queste domande equivale a inserire il percorso sul navigatore della tua vita. Un volta definita la visione, percorrere la strada verso i tuoi obiettivi diventerà molto più semplice.
Indubbiamente ci vuole buona volontà, costanza e sì, un pizzico di fortuna, ma anche una buona dose di realismo e organizzazione aiuta. Per prima cosa bisogna stare con i piedi per terra e scindere i “sogni”, spesso irraggiungibili e poco concreti, dagli “obiettivi”, che sono sempre concreti, misurabili e raggiungibili.

Esempio:

“diventare ricco” è un sogno, 50 contratti in un mese in modo da guadagnare X provvigioni e un obiettivo.

Molte persone sognano di diventare ricchi ma non chiudono 50 contratti. Perché hanno programmato male il loro “navigatore”, e non hanno letto la parte successiva dell’articolo.

Come si raggiungono gli obiettivi?

Con le idee chiare. Se manca l’idea di fondo, l’idea precisa sul “dove si vuole andare”, agire di conseguenza e muoversi in quella direzione diventerà impossibile.

Nel cercare i tuoi obiettivi, quindi, pensa a dove vuoi andare e scrivilo da qualche parte, ti aiuterà a focalizzarlo.
Una volta fatto questo il secondo passo da compiere è “il darsi una scadenza”, ovvero dividere gli obiettivi in base al tempo che potrai impiegare per raggiungerli.
Procedi seguendo questa linea:

  • breve termine
  • medio termine
  • lungo termine


Inizia fissando gli obiettivi a breve termine, dando importanza alle cose che vanno già bene, per esempio, mantenere la tua resa ( da notare che ho scritto mantenere e non aumentare). Il raggiungimento di un obiettivo “facile” ti aiuterà in termini di entusiasmo.
Per quanto riguarda invece gli obiettivi a medio termine, fissa la realizzazione di un traguardo iun po’ più impegnativo: mantenere la resa +1
Infine, per quanto riguarda gli obiettivi a lungo termine punta a qualcosa di veramente importante, qualcosa che ti aiuti a crescere come persona, puoi scegliere tra: l’autostima, il rapporto di coppia, l’integrazione sociale, la crescita professionale, la famiglia.

Adesso che li hai fissati e ordinati per fattibilità, ti resta solo un ultimo passo da compiere, definirli secondo questo schema:

  • Cosa, inteso come l’obiettivo da raggiungere.
  • Come, dove descriverai con quali strumenti e con quali mezzi intendi raggiungere l’obiettivo.
  • Dove, che ti aiuterà a evidenzia il luogo o i luoghi dove svolgere l’attività necessaria a raggiungere l’obiettivo. Per esempio, vuoi mantenere la tua forma fisica? Avrai bisogno di fare esercizio e quindi andrai in palestra. Questo è un “dove”.
  • Chi, coinvolgerai qualcun altro nel raggiungimento del tuo obiettivo? Scrivi il nome e il ruolo che avrà, altrimenti scrivi solo io. Esempio: chiederò consiglio al mio supervisor.
  • Quando, quante ore al giorno dedicherai a quest’attività?
  • Perché, è la chiave di volta di tutto lo schema. Qui dovrai scrivere una risposta sincera – possibilmente in maiuscolo – da rileggere almeno una volta al giorno.

Ora è tutto nelle tue mani. Agisci, e porta a termine quanto ti sei prefissato e, ricorda, lo schema precedente è applicabile anche nella vita privata 😉

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Conosciamo la mascotte di RèSpeak

Ciao, sono Daniela Bizzarro e in molti mi conoscono come la “voce di RèSpeak” e mamma della nostra mascotte.
Spesso mi avete chiesto notizie su RèSpeaky e sulla sua storia, e oggi ho deciso di rispondere ma, per poterlo fare, devo iniziare raccontandovi la mia.
La mia storia inizia all’epoca della tangibilità, quando i rapporti si coltivavano faccia a faccia, e i lavori erano solo di tre tipi: statali, d’ufficio e manuali. A quell’epoca scrivevo storie per me e per mia sorella, ed avevo già le idee ben chiare su cosa fare da grande.
Ma sono stata educata alla concretezza da una società che considerava la scrittura un hobby e la creatività “una qualità”, nulla di più.

Per questo ho dovuto mettere da parte i miei sogni per diventare grande, come mi dicevano tutti.

Sono stata una di quegli adulti di cui i genitori vanno fieri, nella mia vita non c’era nulla che non andasse, fatta eccezione per quel senso di insoddisfazione perenne.

Poi un giorno il mio telefono squillò.

Galeotto fu un vecchio annuncio che avevo pubblicato su subito.it dove mi candidavo alla ricerca di lavoro come copywriter e che, a distanza di mesi, mi aveva fatto guadagnare un colloquio.

Sede di lavoro? Via Toledo Napoli

Azienda? RèSpeak

Sono arrivata vestendo i panni della copywriter, per indossare ben presto quelli della creativa del team.

Del resto in RèSpeak la Rèale opportunità è sempre dietro l’angolo.

Ho iniziato dalle pagine social, per poi passare alla creazione degli inviti per gli eventi aziendali, l’ideazione dei contest e così via.

In poche parole sono come Batman: quando c’è in ballo qualcosa che richiede colore e fantasia l’azienda accende il RèSegnale e io accorro.

Tutto quanto richieda creatività e un pizzico d’immaturità di quella bella, che ti permette di osservare il mondo con gli occhi di un bambino, rientra nelle mie mansioni.

All’epoca però non lo sapevo ancora.

Ah se tu mi disegnassi una mascotte” mi disse Gennaro Lenta passando davanti alla mia postazione.

UNA MASCOTTE??? Per giorni non riuscii a pensare ad altro.

Cercavo spunti in ogni dove ma niente… mancava sempre qualcosa.

Frustrata e a un passo dal gettare la spugna mi rifugiai nella sala venditori, come spesso faccio quando sono alle prese con il “blocco dello scrittore”.

I RèSpeaker mi mettono sempre di buon umore, mi suggeriscono delle buone idee o mi regalano degli spunti preziosi, come in questo caso.

Stavo guardando la mascotte dal lato sbagliato: non si trattava di creare qualcosa, ma di dare un volto a qualcosa.

Dovevo rendere tangibile l’atmosfera della sala, lo spirito di RèSpeak, un po’ come succede nel “Il Canto di Natale” con lo spirito del Natale passato, presente e futuro.

RèSpeaky è la personificazione delle “sensazioni e delle emozioni” che ogni giorno viviamo in Rèspeak.

Non ha sesso, dargli un genere non mi interessava, volevo rappresentasse i valori di uguaglianza di RèSpeak.

Ama risolvere i problemi e vuole sempre saperne di più.

Ha una grande fiducia nelle vostre capacità, e crede che tutti possano sbloccare le proprie potenzialità, per questo vi dà consigli attraverso le pagine social.

È la guida che vi aiuta ad acquisire nuove competenze, e crede che con la preparazione e lo studio si possano raggiungere grandi e Rèali opportunità.

RèSpeaky è una persona adulta, che conosce l’importanza di una risata e del sapersi divertire. Ama trascorrere del tempo con voi e si diverte un mondo ad organizzare tutti quei giochi.

Vedervi sorridere è la sua più grande soddisfazione, e presto vi presenterà nuovi amici.

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Gennaro Lenta, la vera storia dietro alla Rèale Opportunità

Questa è la storia di un ragazzo di 38 anni nato e cresciuto a Napoli, in una famiglia di origini modeste, una di quelle in grado di trasmetterti l’importanza di valori come la sincerità e la correttezza.
Una di quelle famiglie che conosce bene cosa vuol dire la “fatica” e che quando pronuncia quel termine, che sia in napoletano o in italiano, sa bene di cosa parla. “Fatica”, per chi non lo sapesse, nel nostro dialetto significa sia sforzo fisico che lavoro.

Un doppio significato che la dice lunga sul retaggio di una popolazione, e sull’eredità spirituale che questa possa trasmettere ad un ragazzino.
Se cresci in una famiglia dove tutti “faticano” tu impari a “faticare”.
Se poi hai un carattere intraprendente come Gennaro, non solo vuoi “faticare” ma vuoi “faticare” il prima possibile.
Eccolo quindi, ancora minorenne, a vestire i panni di cameriere, meccanico, contadino e altro ancora.
Ancora prima d’aver raggiunto la maggior età aveva collezionato talmente tante esperienze lavorative da far invidia a persone molto più gradi di lui.

Ma non era soddisfatto.

Inizia quindi a lavorare nell’azienda di alcuni parenti. Lavora sodo, si fa strada, è pronto ad imparare e a mettersi alla prova. Sta crescendo. La vita però ostacola il suo cammino.

Il momento difficile arriva sempre


A 16 anni ti senti il padrone del mondo, e in un certo senso lo sei.
Hai tutta la vita davanti, e questo ti rende spavaldo e incosciente.
Ti credi indistruttibile e sfidi la sorte a suon di “non capiterà mai a me”, ma le cose capitano. Gli incidenti succedono, e possono comportare delle gravi conseguenze, soprattutto se avvengono in sella ad un motorino.
Fratture multiple, lesioni, i danni fisici sono tanti, sono gravi. La sedia a rotelle diventa il suo nuovo motorino. I dottori sono titubanti, non sono certi che un giorno si rialzerà ma non lo escludono. È tutto un “forse”. Le parole hanno un peso e possono incasinarti la vita, ma lui non si lascia condizionare.

Vuole rialzarsi.

La strada è lunga, la riabilitazione è pesante e la stanchezza è tanta. Qualche volta non è sicuro di farcela, e il dolore è un peso continuo sul petto che a tratti gli toglie il respiro. Ma vuole rialzarsi, e la sua determinazione l’aiuta a farlo.
A guardarlo, solo uno spettatore attento può accorgersi della differenza tra lui e un ragazzo qualsiasi. Il trauma fisico sembra essere passato del tutto, le ferite dell’anima le curerà con il tempo.
Imperterrito Gennaro riprende a cercare la sua strada. Come se nulla fosse accaduto si scorcia le maniche e si rimette in pista.
La vita però non si arrende, e gli mette di nuovo i bastoni tra le ruote.
Questa volta gli porta via qualcuno.
Qualcuno d’importante, di insostituibile, soprattutto per un ragazzino.
Gli toglie la sua guida, colui che lo stava accompagnando per mano sulla strada per diventare uomo.

Gli toglie suo padre.

Perdere un padre è sapere di non avergli detto tutto; di non aver avuto il tempo per fargli capire che quello che tu sei è anche merito suo. Per giorni non ti rendi conto di cosa è successo, non realizzi e le lacrime non scendono. Ma arrivano. Prima o poi arrivano.

È devastato, ma ancora una volta affronta tutto a testa alta.

Lo deve a sua madre, a sua sorella ma soprattutto lo deve a suo padre, è lui ora l’uomo di casa e deve provvedere alla sua famiglia.
Poi un giorno ecco arrivare “La” telefonata, quella che ti cambia la vita, la chiamata che tutti aspettano.


Non è mai stata solo una questione di guadagno


Al mondo esistono due diverse tipologie di persone: chi si accontenta di un qualsiasi lavoro purché si guadagni, e chi mira a realizzare i propri sogni, lasciandosi guidare da quella famosa vocina che sente perennemente ronzargli nella testa.

Gennaro appartiene all’ultima categoria.

Per questo quando un’azienda statale grandissima lo contattò per comunicargli che era stato assunto, lui rispose “no grazie”
Il contratto a tempo indeterminato era lì a un passo.
Il traguardo che fin da piccoli ti indicano come il solo ed unico da raggiungere, stava per essere tagliato. Dall’altro lato del nastro s’intravedevano in lontananza la sicurezza economica che ti permette di costruirti una famiglia, la stabilità, la pace.
Ma la somma che ti accreditano sul conto corrente a fine mese, basta sul serio a pagare il tempo che vendi all’azienda?
I tuoi sacrifici verranno tutti ripagati?

Forse aveva in testa queste domande quando rispose “No grazie”.

Non provate a chiedergli il perché, ancora oggi non né è sicuro.
Racconta di essersi visto al telefono guardandosi dall’esterno.
Come se non fosse stato lui a rispondere.
Come se non fosse stato lui a parlare.
Ovviamente per le persone che lo circondavano era difficile riuscire a capire il perché di tale decisione. Rifiutare un posto fisso è da pazzi, per chi guarda al guadagno. Chi guarda allo stipendio non capisce il valore di un sogno.
Da qui l’inizio di un nuovo periodo durissimo, coronato da un investimento sbagliato, l’ennesimo.

I risparmi? Persi.
I risparmi delle poche persone che avevano creduto in lui? Persi anche quelli.
Ancora una volta si ricominciava da zero, e con meno soldi di prima.
Ma non rimpianse mai quel posto fisso.
Per lui non era mai stata solo una questione di guadagno, c’erano i suoi sogni in ballo.


La tenacia premia gli audaci con la Rèale Opportunità

Quindi rieccolo, ancora una volta pronto a riprovarci.
Inizia a fare il venditore. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul suo successo, era troppo timido e introverso per riuscire a far carriera in un settore come quello.
La tenacia però premia gli audaci.
Taglia i primi traguardi, quel settore gli piace e scopre di aver talento. Resta però un ingranaggio in quella enorme macchina, e lui vuole di più.
Decide quindi di fare un tentativo, ma le sue finanze sono ancora molto provate. Non ha molto da investire, tranne talento e una buona dose di problem solving. Corre a comprare una serie di Sirio usati, i re dei telefoni di quel tempo, e si mette all’opera.

Arrivano i primi momenti di difficoltà, ma questa volta si alternano a grandi soddisfazioni. C’è qualcosa di diverso, lui è diverso.

Tutto inizia a filare per il verso giusto, l’attività cresce e diventa un’azienda, diventa Jolen Group.
Il ragazzo c’è l’ha fatta.
È cresciuto, è sposato, ha figli. Può permettersi “degli sfizi”.
A guardarlo da fuori sembra essere arrivato, ma lui non è soddisfatto.
Se c’è una cosa che la vita gli ha insegnato è che non sono i beni materiali a renderti migliore.
Vuole qualcosa di più.

Vuole fare la differenza in una società che non ti dà opportunità ma te le toglie.

Vuole dare una mano a chi come lui sta cercando la sua strada.

Nel 2016 crea il call center RèSpeak e si trasforma in Gennaro Lenta l’imprenditore. A chiunque entri a far parte dell’azienda viene fatta la promessa delle “Rèale opportunità” di crescita professionale.

Chiunque voglia può crescere e far carriera, affiancando alla buona volontà e all’impegno tutti i mezzi messi a disposizione dall’azienda stessa, ovviamente a titolo gratuito.

Nel SUO di call center non esistono turni estenuanti o paghe minime.

Nel SUO di call center si lavora nel rispetto della legge.

Nel SUO di call center vengono prima le persone e poi i numeri.

Perché lui è uno di quegli imprenditori che ha sperimentato cosa vuol dire “lavorare nei call center” e ricorda bene da dov’è venuto, e cosa ha dovuto subire per arrivare dov’è ora.

Chi, meglio di una persona che conosce il brutto di questo mondo può porvi rimedio?

Questa sorta di favola moderna viene raccontata nelle 7 diverse sedi di RèSpeak, da ben 350 collaboratori, che lavorano anche in smart working da tutta Italia. 350 persone che hanno incrociato la loro storia con quella di Gennaro Lenta, l’uomo delle “Rèali opportunità”.

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Chi è il Rèspeaker?

Diventa un RèSpeaker“, “I nostri RèSpeaker“, RèSpeaker, RèSpeaker, RèSpeaker...

Questa parola caratterizza la nostra quotidianità e il nostro lessico.

La usiamo con naturalezza, dimenticando che chi ci legge o ascolta non può capirci, non può cogliere il carico emotivo racchiuso in 9 semplici lettere.

Quindi finisce per considerarla come una parola vuota, coniata da un’azienda per darsi un tono o peggio, la usa come sinonimo di operatore telefonico.

È sbagliato

L’operatore telefonico e il RèSpeaker sono due cose diverse, anche se di base lavorano entrambi in un call center. Tra le due figure c’è una grandissima differenza, riconducibile ad una serie di fattori che esulano dalla bellezza degli uffici e da altre cose “materiali”, che hanno comunque un certo peso.

Qualcuno di voi è stato un operatore telefonico e certe cose le sa.

Qualcun altro invece avrà avuto la possibilità di ascoltare uno dei tanti racconti del terrore che aleggiano intorno al nostro lavoro, rendendolo il meno ambito in Italia. Quando abbiamo pensato alla figura del RèSpeaker siamo partiti proprio da lì, prendendo nota di tutte le cose per noi inconcepibili e muovendoci nella direzione opposta. Al di là del guadagno che è una cosa importante per tutti non nascondiamoci dietro ad un dito, abbiamo deciso di mettere a disposizione altro.

Ci siamo mossi affinché un RèSpeaker non fosse un semplice operatore telefonico ma un venditore, che utilizza il telefono per esercitare le sue capacità.

Una volta la vendita era l’ultima spiaggia per chi non era stato abbastanza bravo a scuola da assicurarsi un lavoro d’ufficio.
La vendita era considerata un’attività ignobile e il venditore un truffatore.

Oggi le cose sono diverse.

Ogni volta che accendi la televisione ci sono spot che cercano di venderti qualcosa. Stessa cosa vale per internet, per non parlare poi di quando passeggi per strada.

Puoi chiamarli copywriter, media creator, media manager, ma sono tutte figure che hanno un solo scopo: la vendita.

Il venditore è la figura più importante dell’azienda.

È il venditore che ci mette la faccia facendo da interfaccia tra l’azienda e il cliente.

È il venditore che permette a se stesso e all’azienda che rappresenta di portare a casa il risultato e pagare gli stipendi.

Ci saranno sempre e per sempre dei prodotti o servizi da vendere, al mondo ci sarà sempre bisogno di venditori capaci di padroneggiare le migliori tecniche di vendita e comunicazione.

Gli operatori telefonici quelli “semplici” invece, sono preparati a vendere solo il loro prodotto, nulla di più.

I RèSpeaker avranno sempre un lavoro.

Poi c’è la questione della “Rèale opportunità”, la promessa scritta sotto al nostro marchio.

Fin dal primo ingresso in azienda a ogni RèSpeaker vengono fornite le basi per la crescita professionale.

Sta a voi decidere il come e il quando iniziare il vostro percorso.

C’è chi ha usato la Rèale opportunità per migliorare le sue doti nella vendita, riuscendo a portare a casa uno stipendio uguale e qualche volta superiore a quello di un impiegato.

C’è chi ha intrapreso la stessa strada di chi a suo tempo li ha formati, diventando trainer, team leader o CCM.

C’è chi, invece, ha puntato più in alto e con impegno, dedizione e costanza si è poi guadagnato un posto nel corporate RèSpeak.

Ognuno ha scelto la sua strada, assecondando il proprio talento e le proprie aspirazioni, e l’azienda è stata pronta a seguirlo.

Perchè in RèSpeak funziona così, tu ci metti l’impegno e noi ti diamo la Rèale opportunità.

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Lo Smart Working aiuta a lavorare meglio e di più

Lavorare da casa ha i suoi vantaggi. Per prima cosa ci sono gli orari flessibili e il non doversi muovere, che regala al lavoratore più tempo libero e più soldi, visto che si azzerano i costi per gli spostamenti. Poi ci sono ambienti di lavoro personalizzati e l’assenza “dell’occhio del padrone”, che spaventa molto i datori di lavoro.

Un lavoratore virtuale seduto in pigiama, incline alle distrazioni e nel disperato bisogno di una doccia è lo spauracchio di molte aziende (soprattutto italiane) ed è alla base del loro rifiuto dello smart working. Stando ad uno studio dell’Università di Stanford però, questi sarebbero solo degli stereotipi in quanto i lavoratori remoti sono, in media:

13,5% più produttivo delle loro controparti in ufficio.

Il 9% in più è impegnato nel proprio lavoro.

50% in meno di probabilità di smettere.

Insomma, lo smart working aiuta a lavorare di più e meglio, ed ecco i “perché” individuati durante lo studio:

1. Una forza lavoro a distanza è una forza lavoro più inclusiva e di qualità superiore.

Lo smart working permette alle aziende di espandere le loro ricerche, assumendo anche persone che svolgono più lavori, genitori, persone che abitano fuori dall’area geografica di interesse o soggetti con disabilità, che gli precludono la possibilità di stare seduti in ufficio per ore.

2. I lavoratori remoti sono più felici e più produttivi.

I lavoratori remoti hanno più spazio per bilanciare il loro lavoro e la vita personale. Possono trasferirsi, viaggiare, prendersi cura delle proprie famiglie, perseguire hobby e impegnarsi in altre attività non legate al lavoro senza sacrificare la propria carriera.

3. La tecnologia offre ai team remoti numerose opportunità di connettersi, collaborare e contribuire.

Una preoccupazione comune tra le aziende che non hanno abbracciato lo smart working è la coesione del team. Chi lavora da casa finirà per isolarsi? La risposta è no.

Grazie alla tecnologia i team virtuali tendono a connettersi più frequentemente e ad un livello più profondo di quanto farebbero di persona. Oltre agli strumenti di tutti i giorni come Slack, Skype, Dropbox e Google Drive – che semplificano la collaborazione virtuale per qualsiasi team – i lavoratori remoti traggono vantaggio dall’apprendimento autonomo e auto-diretto e dalla gamification .

4. Hanno ambienti di lavoro migliori e meno interruzioni.

Sono le distrazioni, non la distanza, a ostacolare il coinvolgimento dei lavoratori. Pensa a tutte le distrazioni presenti in un tipico ambiente di lavoro: pettegolezzi, conversazioni inattive, riunioni non necessarie, pause multiple per cibo e caffè e così via.

Queste distrazioni possono disturbare la concentrazione, lo spazio personale e il benessere di un lavoratore, influenzando la sua produttività e il suo morale. Nel migliore dei casi, qualcuno perde qualche minuto del suo tempo; nel peggiore dei casi parliamo di ore, e di comportamenti che possono rendere il luogo di lavoro non sicuro e illegale.

Ancora una volta, l’autonomia aumenta l’impegno. I lavoratori remoti hanno una maggiore libertà: la libertà di evitare un collega problematico, di lasciare una conversazione improduttiva, di scegliere quando e come impegnarsi. Hanno il controllo del proprio ambiente e, di conseguenza, segnalano di sentirsi meno stressati .

Insomma, lavorare da casa migliora l’umore del lavoratore e la qualità del lavoro stesso.

Stai pensando di entrare a far parte del popolo degli smart worker?

Visita il nostro sito e compila il modulo!

Le selezioni per diventare un RèSpeaker Virtuale sono aperte

 

La tua rèale opportunità di lavoro, Senza categoria

Parliamo della figura del venditore

Negli anni ’60, l‘Olivetti effettuò un sondaggio tra le mogli dei propri addetti alle vendite. Nessuna di loro usò mai la parola “venditore” per descrivere il lavoro del marito. Evitavano il termine come la peste, associandolo a qualcosa di negativo.
Anche oggi le opinioni su questo mestiere sono diverse ed esistono diversi luoghi comuni, come:

  • non è un lavoro stabile.
  • il venditore deve saper raggirare le persone
  • non è un lavoro per gente laureata
  • è un lavoro senza importanza

che tingono di negatività questo lavoro. Tali credenze però, possono essere facilmente messe in discussione.

Iniziamo dalla prima: “non è un lavoro stabile “. Conoscete per caso un venditore disoccupato?
Andate su un sito internet, di quelli che trattano offerta/ricerca di lavoro, noterete che la maggior parte delle offerte di lavoro sono proprio indirizzate alla ricerca di venditori.

Passiamo alla seconda : ” il venditore deve saper raggirare le persone con la parlantina“. Essere spigliati di sicuro favorisce, ma vendere non significa raggirare con le parole.

La terza: “non è un lavoro per gente preparata“. Sono molti i laureati che al giorno d’oggi non riescono a trovare il lavoro per la quale hanno studiato, trovandosi costretti ad accettare lavori di ripiego poco gratificanti economicamente e lontani dalle loro aspirazioni. Altri invece iniziano a lavorare come venditori e applicano il loro sapere all’arte della vendita, trovando soddisfazione, riconoscimenti e percorsi di carriera. La differenza sta nell’atteggiamento che si ha nei confronti di questo lavoro.

L’ultima credenza del nostro elenco è: “il venditore è un lavoro poco considerato“. Questa falsa affermazione va studiata e osservata da due diversi punti di vista, ovvero dal lato delle aziende e da quello delle persone. Per quanto riguarda le aziende che danno lavoro ai venditori, questa figura gode di un’altissima considerazione, che si traduce in benefit, corsi di formazione, meeting e così via.
Dal punta di vista sociale invece, non ci sono prove di una mancanza di considerazione nei confronti di questo ruolo e poi, come per qualsiasi altro lavoro, conta anche il prodotto trattato e l’azienda per cui si lavora.

Resta inteso che come tutti i lavori anche quello del venditore va praticato con professionalità e senso etico, in assenza di questi valori ( che fanno parte della persona ) qualsiasi lavoro perde di credibilità.

Parliamoci chiaro: quello del venditore è il lavoro del futuro.

Al mondo ci saranno sempre prodotti e servizi da vendere, e ci sarà sempre bisogno di qualcuno che lo sappia fare, soprattutto utilizzando il telefono. La vendita telefonica è stata per molte aziende l’unica ancora di salvezza durante questa emergenza sanitaria. Il lavoro dell’operatore call center in outbound è stato rivalutato, diventando uno dei ruoli più richiesti al momento.

Da quando abbiamo avviato lo smart working, ad Aprile, le candidature sono triplicate.

Oggi contiamo più di 100 RèSpeaker che lavorano in smart working, restando comodamente seduti sul divano di casa propria. Vuoi cogliere anche tu la Rèale opportunità di guadagnare a costo 0?? Compila il modulo e invia la tua candidatura!

Il marchio RèSpeak nasce nel 2016 per rivoluzionare il lavoro nei call center. Al momento contiamo 7 sedi fisiche divise tra Campania e Calabria e una virtuale. Ci occupiamo principalmente di vendita in outbound di contratti luce e gas e al momento contiamo più di 350 collaboratori.

Vorrà pure dire qualcosa no?

Ecco cosa ti garantiamo:
-Fisso mensile di 550€
-Turni part time di 5 ore
-Formazione costante e professionale, che ti consentirà di cogliere la tua rèale opportunità di crescita all’interno dell’azienda
-Accesso a sistemi all’avanguardia, che ti permetteranno di toccare con mano l’allegria e la professionalità del lavoro in RèSpeak pur lavorando da casa. Inoltre potrai tenere costantemente sotto controllo la tua produzione, in nome della trasparenza che ci contraddistingue.
-La Rèale opportunità di crescita all’interno dell’azienda

Le selezioni sono mirate alla ricerca di nuovi aspiranti RèSpeaker in smart working ( la nostra personale versione dell’operatore telefonico ) Non facciamo storie sull’età o sull’esperienza pregressa. Quello che ci interessa è la buona volontà e la voglia di imparare. A fornirti tutte le conoscenze per diventare un RèSpeaker di successo ci pensiamo noi.
Visto il particolare momento storico stiamo lavorando esclusivamente in smart working. Per iniziare servono necessariamente: un pc, una connessione a internet ( adsl o superiore ) e una web cam
Per inviare la candidatura basta compilare il modulo che troverete qui sotto.
La nostra RèSponsabile vi richiamerà in giornata per fissare il colloquio conoscitivo

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6 consigli per i genitori che lavorano in smart working con i figli a casa

L’attuale emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha portato alla chiusura delle scuole in Campania, e al ritorno alla didattica a distanza unica a quella in presenza in altre Regioni.

Una bella gatta da pelare per i genitori, che oggi più che mai si ritrovano a dover conciliare impegni familiari e il lavoro. Chi può è corso ai ripari affidando i pargoli a nonni, parenti vicini e baby sitter mentre, in altri casi, il ricorso allo smart working è stata l’ultima soluzione.

Sa da un lato questa nuova forma di lavoro permette di continuare a guadagnare, dall’altro mette i genitori di fronte ad una nuova grande domanda: come si fa ad essere produttivi e concentrati sul lavoro, quando ci sono i bambini che girano per casa, reclamando tutte le attenzioni?

E in fin dei conti, come si fa a dargli torto? A pagare lo scotto maggiore di questa situazione sono forse proprio i più piccoli che, di punto in bianco, si sono visti togliere una delle cose più preziose a quell’età: la scuola e gli amichetti. Questo li porta ad essere sempre più annoiati e desiderosi della compagnia dei genitori.

Ebbene, come ci si districa in una situazione del genere? Per i genitori, è possibile riuscire a lavorare in tranquillità senza “trascurare” i bambini ?

Secondo quanto affermato da Teresa Douglas, esperta americana di smart working, in un’intervista pubblicata di recente sul NY Times, conciliare il ruolo di genitore con quello di lavoratore è possibile, seguendo alcune “regole di comportamento”. Eccole:

1# Organizzati con tuo marito/ tua moglie

La complicità tra genitori è fondamentale, ora più che mai. E’ di vitale importanza che vi organizziate tra di voi, in modo da poter dare ai bambini un messaggio e delle direttive chiave da seguire.
Avete la possibilità di scegliere dei turni di lavoro diversi? Benissimo, fatelo! In modo che l’una possa iniziare a lavorare quando l’altro ha finito.
Il tuo lavoro da la possibilità di poter coinvolgere anche i bambini? Ancora meglio! Elaborate una lista da fargli tenere o delle cose da cancellare. Fategli sistemare dei documenti immaginari, o disegnare cose da dare ai clienti. Servirà a tenerlo buono ( o quasi ) , fino a quando vostro marito/moglie non sarà tornato dal lavoro.

2# Chiudi la porta


La prima regola dello smart working che funziona è creare un’area di lavoro, organizzata come un vero e proprio ufficio, e gli uffici hanno le porte. Chiudere la porta aiuterà voi a mantenere la concentrazione e i bambini a capire che “mamma e/o papà sta lavorando, e quindi non va disturbata/o”

3# Lavorare quando i bambini dormono

Cerca di lavorare quando i bambini dormono o sono distratti da altre attività: la mattina o la sera sono le fasce orarie ideali.
Potresti iniziare a lavorare quando i tuoi bimbi sono ancora a letto, per quando si saranno svegliati sarai già a metà dell’opera. Il tardo pomeriggio e la sera rappresentano un’altra fascia oraria ideale. I bambini a quell’ora, di solito o sono distratti da altro ( come i cartoni animati in tv) o troppo stanchi. Metterli a letto presto potrebbe essere una soluzione.

4# Fate un patto con i bambini

Dì ai tuoi figli che hai bisogno del loro aiuto per lavorare, e che se ti aiutano guadagneranno una ricompensa. Ad esempio, dì loro che guadagneranno un bonus sulla paghetta o minuti extra di televisione se ti lasceranno tranquillo/a, fino a quando non ti sarai preso/a una pausa.

5# Elabora un calendario delle attività

I bambini si sa, si annoiano in fretta. Per questo ti suggeriamo di programmare la loro giornata, prepara un calendario con almeno 30 possibili attività: lo so che sembrano tante, ma è sempre meglio avere un asso nella manica da sfoderare in caso di obiezioni del tipo: ” questo gioco non mi piace“. Internet può esserti d’aiuto! Esistono dei siti che forniscono dei validi suggerimenti sui giochi da fare con materiale che si trova facilmente in casa.

6# Passa del tempo con loro

Trascorrere del tempo con i tuoi figli aiuterà te a staccare la spina e loro a sentirsi meno frustrati. Ricorda, lavorare da casa vuol dire tornare padroni del proprio tempo e del tempo da dedicare ai propri figli, così com’è giusto che sia.

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RèSpeak, il call center delle “reali opportunità”

Dieci anni fa non si sceglieva di andare a lavorare in un call center, ci si finiva spinti dalla necessità di guadagnare. Oggi invece sono in 80.0000 le persone che riescono a mantenersi dignitosamente, proprio grazie a questo lavoro
Tra coloro che indossano le cuffiette abbiamo principalmente donne, di quelle che hanno visto molte porte sbattute in faccia perché mamme.
Subito dopo ci sono gli studenti in cerca di indipendenza economica. Infine abbiamo loro, coloro che nei call center hanno trovato la strada che cercavano, e a cui questo lavoro piace.
Insomma, rispetto al passato, si può dire che quello nei call center sia diventato un “vero e proprio lavoro”, con diritti, stipendi e contratto tutelati dalla legge.

Ma si continua comunque a parlarne male.
Il web è pieno di notizie che parlano di condizioni di lavoro pessime e orari di lavoro infiniti.In molti li definiscono i call center come “le nuove miniere”. Qualcun altro etichetta gli operatori telefonici come i nuovi poveri mentre, per qualcun altro ancora, indossare le cuffiette resta sinonimo di sogni spezzati.

La domanda è: perchè?

Perché il problema sta nelle condizioni in cui le persone sono obbligate a svolgere quello che, in fin dei conti, è un lavoro come tanti altri.

Mettiamola così: lavorare in alcuni call center vuol dire lottare per la propria sopravvivenza.

Chiamate ripetute a ritmi velocissimi, eco, rumori vari, chiacchiericcio, team leader petulanti, orari da minatore, sedie scomode etc..etc..etc..
Praticamente un campo di concentramento.

Ma, per fortuna c’è sempre un’eccezione alla regola!

RèSpeak, il call center delle

“rèali opportunità”!

Per iniziare, da noi non esistono “operatori telefonici”, è un termine i nostri non sono operatori telefonici ma RèSpeaker: persone che seguono una speciale formazione, che gli permette di raggiungere ottimi risultati sul lavoro, e nella vita di tutti i giorni
Un esempio? I nostri RèSpeaker sanno come si tiene una perfetta conversazione, e sono capaci di farsi ascoltare da chiunque! Abilità utilissima a studenti e a mamme, giusto per dirne due.
Inoltre, per i nostri RèSpeaker è previsto un percorso di crescita all’interno dell’azienda che, con il giusto tempo e il giusto impegno, li porterà a passare dalle cuffiette agli uffici.

E ancora…

Chi lavora con noi è sicuro di ricevere il giusto compenso, alla scadenza prestabilita.
Da noi il pagamento fisso orario e il contratto rispettano il CCNL del settore, e non sono una semplice promessa ma, soprattutto regna la TRASPARENZA. Grazie alle potenzialità del nostro CRM, i RèSpeaker possono tenere sotto controllo, in ogni momento, il totale della loro produzione e il compenso dovuto.
La serenità, la soddisfazione e la gioia dei nostri RèSpeaker viene prima di tutto

“ Prima le persone e poi i numeri”

Noi ne abbiamo fatto il primo comandamento dell’azienda, e ci abbiamo fondato sopra 7 sedi – divise fra Campania e Calabria – che ora contano circa 350 collaboratori.
350 persone serene che si recano a lavoro con il sorriso, vanno d’accordo con i colleghi e guadagnano anche bene.
Da noi non esistono le postazioni “gabbia” ma delle comode station, che permettono ai RèSpeaker di socializzare tra loro, aiutandosi in caso di difficoltà.
Il materiale fonoassorbente è presente anche all’interno delle postazioni e sul soffitto, per non parlare poi della corretta illuminazione, il microclima e un tocco di verde qui e la, gioia per gli occhi e il cuore.

Cosa aggiungere più?

Ah si, grazie ai nostri sistemi all’avanguardia siamo riusciti a creare un vero e proprio ufficio virtuale, rendendo la nostra Rèaltà a portata di CHIUNQUE.

I nostri RèSpeaker Virtuali hanno a loro disposizione una stanza per la formazione, una dove incontrare il proprio coach e una stanza break, dove poter incontrare i propri colleghi. In questo modo anche chi non ha la macchina, chi preferisce rimanere a casa fino alla fine dell’emergenza sanitaria e chi, per esigenze personali o familiari deve lavorare da casa, può toccare con mano il calore e l’atmosfera che contraddistingue il lavoro nei nostri uffici!

Quindi, come vedi, lavorare in un call center non è poi così male come si dice. Tutto sta nello scegliere un’azienda seria.

Nello scegliere “la tua rèale opportunità”

in smart working o in sede

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Come imparare un nuovo lavoro a 40 anni

L’azienda dove lavoravi da sempre ha chiuso. Hai dovuto chiudere la tua attività. All’improvviso sei diventato/a un numero di troppo sul libro paga dei tuoi titolari.
Qualsiasi sia la tua situazione la domanda è sempre la stessa: come faccio a ricominciare da capo?

Riuscire a trovare un nuovo lavoro a 30 anni è un discorso molto più semplice, considerando che al giorno d’oggi si inizia a lavorare tardi.

Ma se si sono compiuti i 40 o, ancora peggio, i 50 anni?

In questi casi, le competenze acquisite in tutti quegli anni di lavoro potrebbero non essere più richieste dal mercato, e sul famoso Curriculum diventa difficile anche solo scriverci qualcosa. Il mondo è cambiato dall’ultima volta che hai cercato lavoro, e tu sei poco interessante, vecchio, come un’applicazione che non riceve più gli aggiornamenti.

E tu hai bisogno di portare soldi a casa mentre il tuo telefono resta muto.

Cosa fare?

Imparare una nuova professione da 0 è l’unica carta che ti resta da giocare, e oggi ti spiegheremo come fare.

Per prima cosa, devi fare i conti con due elementi fondamentali:

1- Te stesso/a
2- La richiesta del mercato del lavoro

Tu sei l’elemento più importante di tutti. Sei tu a fare la differenza e non il fatto che tu abbia o meno un titolo di studi, ne quanta esperienza hai alle spalle.
Quindi, armati di carta e penna, siediti e scava dentro di te. Inizia a scrivere tutti i tuoi punti di forza, rispondendo a queste semplici domande:

  1. Cosa so fare meglio?
  2. Cosa mi piace fare?
  3. In che cosa le persone mi dicono che sono bravo/a?
  4. Quali sono le mie abilità?
  5. Sono introverso o estroverso?
  6. Sono una persona creativa o razionale?
  7. Mi piace stare in mezzo alla gente?

Risposto a tutte le domande?

Bene, ora analizziamo il trend del mercato.

Se stai cercando di imparare una professione da zero, questo è il miglior momento possibile per farlo. Stando a recenti studi, moltissime professioni tra qualche anno non saranno più richieste, perché verranno sostituite dall’intelligenza artificiale e dallo spostamento di molti servizi dall’offline all’online.

Secondo la previsione quindi, le professioni che tenderanno a sparire si suppone saranno quelle basati su abilità manuali o matematiche, perché potranno essere sostituiti da macchine 
 
Stando ai dati riportati sempre all’interno degli studi – e ad una realtà che si può testare semplicemente guardandosi intorno – i lavori più richiesti nel prossimo futuro saranno:
1. Quelli basati su un’approfondita conoscenza del mondo web. Quindi dovrai imparare tutto sulle innovazioni tecnologiche, le tecniche di comunicazione, il marketing e soprattutto restare sempre aggiornato! Queste sono cose che cambiano di continuo.
2. I lavori basati sull’unico aspetto che nessuna rivoluzione digitale sarà mai in grado di sostituire: l’empatia umana

In un mondo in continua evoluzione, fatto di aggiornamenti e nuove versioni, forse, l’unica certezza è che ci sarà sempre qualcosa da vendere.

Fermati e guardati intorno.

Tutto quello che ti circonda, compreso il pc o lo smartphone da cui stai leggendo queste righe, è un prodotto che è stato venduto.

Ci sarà SEMPRE bisogno di qualcun che sappia vendere qualcosa, è un lavoro che non conosce crisi, e quanto migliore sarà la sua formazione e la conoscenza del prodotto che deve vendere, maggiori saranno le prospettiva di carriera del venditore e soprattutto il guadagno. Un venditore, di quelli bravi, riesce a portarsi a casa lo stipendio di un impiegato statale lavorando la metà del tempo.

Il trucco sta nell’individuare i propri talenti personali e accrescerli con la giusta formazione perché, in fin dei conti, siamo tutti venditori.

Nella vita vendiamo in continuazione noi stessi, le nostre qualità, il nostro talento, le nostre competenze, le nostre conoscenze, le nostre idee, la nostra personalità. Ogni sfida che affrontiamo – nel lavoro, nell’amore, nelle amicizie, nelle relazioni interpersonali, nello studio – è una vendita.

E imparare a farlo per lavoro, perfezionando quelli che sono i tuoi talenti naturali, è la soluzione a quei problemi di soldi che ti tengono sveglio/a la notte!

Pensa a quanto sei fortunato/a!

Oggi hai la possibilità di imparare il lavoro più richiesto, e tutto senza spendere un euro!

Come?

Lavora con noi!

Tu ci metti l’impegno e noi ti daremo tutta la formazione a portare a casa degli ottimi risultati!

Pronto/a a cogliere questa nuova, grande “rèale opportunità”?

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