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Come credere in se stessi in 5 semplici mosse

Immaginate un bel pesciolino rosso. Uno di quelli di color rosso acceso, che avete guardato con occhi estasiati da bambini. Ecco, quel pesciolino ha nell’acqua il suo elemento naturale. Senza l’acqua non potrebbe né vivere né essere un pesce. Perderebbe la sua identità.

Per l’essere umano l’autostima è come l’acqua per il pesciolino rosso: senza, perdiamo la nostra identità. Per ognuno di noi sentirsi “persone apprezzabili” apprezzate e considerate da chi ci circonda è vitale, appunto come l’acqua per il nostro Nemo.

La mancanza di autostima ci abbatte, spingendoci in una spirale di “non posso” “non voglio” e “ non ci riesco” che ci bloccano ancor prima di iniziare.

Agiamo diversamente quando siamo sicuri di poter vincere rispetto a quando speriamo di riuscirci.

Fortunatamente l’autostima è come una piantina, e deve essere curata nel modo giusto ogni giorno, affinchè diadei frutti, che miglioreranno notevolmente la nostra vita.
Si, perché se anche non ce ne rendiamo conto, la maggior parte degli atteggiamenti che assumiamo durante la nostra giornata sono finalizzati ad aumentare la nostra autostima. Per questo è necessario migliorarla.

Come si fa?

Seguendo questi semplici consigli

1- “Petto in fuori pancia in dentro e testa alta”, quante volte l’avete sentito dire?Tantissime, e per un motivo validissimo: questa è la postura “della sicurezza”. Iniziare a camminare in questo modo migliora notevolmente l’immagine che si ha di se stessi.

2- Fai attenzione a quello che dici a te stesso. Se, per esempio, dopo aver fatto un errore tendi a rimproverarti duramente o a usare delle espressioni tipo “ sono un buono a nulla”, “ sbaglio sempre tutto”, finirai per crederci. Prova invece a rimodernare il tuo vocabolario con espressioni tipo: “ questo errore mi ha fatto riflettere” oppure “ ora so che”.

3- Parla lentamente, con calma e con tono autorevole, acquisirai subito una nuova sicurezza.

4- Quando ti vesti scegli sempre qualcosa che ti faccia sentire bello/a. Gli abiti che scegliamo di indossare hanno grande influenza sul nostro modo di comportarci e su ciò che proviamo.

5- Frequenta le persone giuste.  Tendiamo ad assorbire gli atteggiamenti delle persone che ci circondano, è scientificamente testato. Se vuoi acquisire maggiore fiducia in te stesso/a elimina dalla tua vita le persone negative che si lamentano in continuazione, e circondati di persone che ti fanno sentire a tuo agio, che ti supportano e che ti rendono felice.

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Ecco i 3 motivi per cui abbiamo difficoltà nel prendere decisioni

Ogni giorno compiamo delle scelte. In ogni momento della nostra vita “decidiamo”.
Decidiamo cosa indossare la mattina.
Decidiamo a cosa prestare attenzione e a cosa dare priorità.
Decidiamo cosa mangiare.
La decisione, fa parte di noi.

Nonostante il nostro allenamento però, “scegliere” quando abbiamo di fronte qualcosa che percepiamo come importante ci mette in difficoltà.
Ci avete mai fatto caso?
In genere quando dobbiamo prendere una decisione in ambito relazionale o sentimentale tendiamo a procrastinare, mentre quelle che riguardano l‘ambito lavorativo ci fanno entrare in una vera e propria crisi nera.
Perché? Cosa rende il prendere una decisione così spaventoso?

La paura, il sentimento più antico del mondo.

La nostra percezione del rischio – anche se ipotetico e spesso ingigantito – ci porta a fuggire dalle scelte o a restare immobili in attesa che qualcun’altro scelga per noi. Se la scelta compiuta dagli altri ci aggrada ci sentiamo fortunati e ci prendiamo anche qualche merito.
Quando invece la scelta è negativa per noi ce la prendiamo con tutti tranne che con noi stessi. Facile, molto molto facile.

Ad alimentare ed influenzare le nostra paure, facendo si che si gonfino e sgonfino come un palloncino di fronte a precise situazioni impedendoci cosi di decidere sono moltissimi fattori, sia interno che esterne a “noi”.

C’è il fattore sociale, ossia l’insieme delle nostre relazioni con amici, familiari e colleghi : ciascuno ci rimanda alla propria visione della vita e all’immagine di quello che siamo, influenzandoci. Finiamo sempre per sentirci insicuri di fronte ad una decisione perché ” Tizio ci reputa poco capaci di poter fare quella cosa” o perché “Caio ci ha detto espressamente che siamo inadatti.
Pensateci.
A quante cose avete rinunciato perché “qualcuno vi aveva detto che…”?


Ci sono poi i fattori interiori, quelle catene che da soli abbiamo messo alla nostra mente e alla nostra capacità di scelta, in base alle nostre esperienze e a quelle degli altri, degli schemi su noi stessi, su come siamo fatti, su tutto quello che siamo in grado o meno di fare. Queste catene ci stringono forte e ci impediscono di muoverci a suon di “Non ci riuscirai mai”.

Infine abbiamo il fattore culturale, il modo nostro di percepire, sentire e interpretare la realtà che ci circonda. Modo che, ancora una volta, nasce dall’insieme di voci, pareri e convinzioni che abbiamo assorbito dalle persone che ci circondano, senza averne fatto un’esperienza personale. Questo è il caso dei pregiudizi, che ci spingono a prendere una decisione piuttosto che un’altra. Calzante in questo caso è un esempio lavorativo.

La nostra cultura ci ha insegnato che lavorare nei call center vuol dire “essere dei perdenti”. Operatore telefonico è sinonimo di persona che “ha rinunciato ai propri sogni per arrangiarsi”.
Ma comunque, stando a dati facilmente reperibili su internet, in italia sono circa 80.000 le persone che lavorano in un call center – outbund o inbound che sia – portando a casa uno stipendio regolare e dignitoso alla fine di ogni mese.
Stiamo quindi parlando di 80.000 perdenti?
80.000 persone che si stanno arrangiando?

Mi sembrano un po’ troppi.

80.000 persone che hanno saputo scegliere l’azienda giusta, prendendo in mano le redini della propria vita e decidendo per il proprio futuro? Si è plausibile.

350 di questi lavorano con noi, lavorano in RèSpeak da 5,6 e anche 10 anni, e mai hanno accennato al voler cambiare lavoro. Sono felici e stanno bene in un’azienda che si prende cura di loro. Hanno raggiunto la loro stabilità, perché sono stati in grado di mettere a tacere il ronzio delle voci nella loro testa, e si sono sintonizzati sulla decisione. Hanno deciso di voler provare, e sono stati premiati dalla vita.
Bisogna essere consapevoli di tutto ciò che sta condizionando la nostra vita in questo momento, di quei pensieri e quelle convinzioni che la stanno limitando ed evitare che siano siano loro a decidere il nostro destino!
Se iniziamo a pensare e sentire in modo diverso da quello abituale, se siamo più consapevoli, positivi e costruttivi, anche le nostre azioni procederanno di conseguenza….e le azioni daranno dei frutti che cambieranno noi stessi e la nostra vita!
Sta a noi la scelta se vivere una vita piena anziché mediocre!
Ogni volta che prendiamo una decisione in maniera consapevole , prendiamo in mano la nostra vita e ci rafforziamo!
Ricorda: alla fine ciò che determina le nostre azioni, chi siamo e dove andiamo nella vita sono le nostre decisioni.
Tu cosa hai deciso di fare?
Vuoi prenotare il tuo colloquio adesso trovando finalmente un lavoro, o vuoi continuare a dare la colpa agli altri?

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Parliamo della resilienza: l’arte di piegarsi senza spezzarsi

Fa caldo? Vogliamo l’aria condizionata
L’ultima tecnologia in commercio ci evita di compiere un SOLO movimento in più? La vogliamo!
Prendere i mezzi pubblici? Naaa meglio l’auto, siamo più comodi!
E così via…
Questa lista potrebbe continuare all’infinito, visto i tantissimi modi in cui cerchiamo di sfuggire al disagio. Appena avvertiamo che una situazione potrebbe farci uscire dalla nostra zona di comfort compriamo cose, facciamo cose o inventiamo scuse, è automatico

Ma questo continuo sfuggire al disagio ha fatto arrugginire la nostra resilienza.. NO resistenza RESILIENZA, sono due cose diverse, anche se spesso le persone le usano come sinonimo.

La resistenza ha a che fare con la capacità di rimanere in piedi nonostante le difficoltà.
La resilienza invece indica la capacità di una persona di rialzarsi in maniera costruttiva dopo un duro colpo, una sconfitta o un fallimento. È la capacità di evolversi, di trasformarsi, prendendo coscienza di possibilità fino a quel momento ignorate, avvicinandosi così alla propria realizzazione.
Sono esempi di resilienza, coloro che dopo una perdita, riscoprono i valori perduti.
Chi coltiva ed allena un atteggiamento resiliente diventa capace di superare qualsiasi problema a testa alta, grazie alla maggiore consapevolezza di se stesso e all’esperienza.

Perchè si, la resilienza è come un muscolo e può essere allenata, tenendo presenti questi sette semplici passi.

1# Essere resilienti vuol dire essere flessibili, e dobbiamo quindi allenare la mente ad accettare modi di fare e agire diversi dal nostro. Affrontare ogni giorno una nuova situazione, mettendo alla prova la nostra capacità di adattamento è di sicuro un buon esercizio

2# Pur pianificando la nostra giornata in ogni minimo dettaglio, ci sarà sempre qualcosa che sfuggirà al nostro controllo. Imparare a gestire tutto ciò che ci accade con la giusta calma, è un altro passo verso lo sviluppo della resilienza,

3# Godersi gli attimi di felicità, la bellezza della natura e/o prendersi cura di se stessi, sono tutte “piccolezze” che possono aiutarci a sviluppare un atteggiamento positivo, e di conseguenza resiliente.

4# Imparare a ridere di se stessi aiuta ad affrontare le difficoltà con maggior spensieratezza.

5# Siamo tutti imperfetti e possiamo sbagliare, bisogna solo accettarlo.

6# Qualche volta, per riuscire a superare i tempi duri è necessario affidarsi alla spensieratezza. L’umorismo ci aiuta ad assumere una prospettiva diversa sulle cose e migliora il nostro benessere

7# Di fronte ad alcune situazioni, per trovare una soluzione basta solo fare un passo indietro, guardando il tutto da un altro punto di vista. Esistono infiniti modi per contrastare un problema, soprattutto se si prendono in considerazione delle idee nuove.
Per esempio, è resiliente l’atteggiamento di chi non riuscendo a trovare lavoro si reinventa, iniziando a sfruttare ed affinare delle abilità innate mai usate prima: come l’abilità di persuasione o la padronanza di linguaggio, due delle caratteristiche chiave di un buon venditore.

È proprio così che, molti dei nostri RèSpeaker, hanno scoperto le loro doti di venditori.
Ed ora hanno un lavoro, che gli permette di poter pagare le bollette.

Tu cosa aspetti a rimetterti in gioco?

Lavora con noi

 

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Come riconoscere e gestire le emozioni in 5 semplici passi

Le emozioni sono funzionali alla nostra esistenza, ci permettono di sopravvivere al mondo circostante. Paura? L’istinto ci comanda di scappare. Gioia? L’istinto ci dice di fermarci e di goderci quella situazione. Vergogna? L’istinto ci dice di ripararci da occhi indiscreti.

Il nostro corpo si attiva diversamente per ogni emozione

Queste determinano il nostro modo di fare e di relazionarci agli altri, come anche il nostro stato di salute: è scientificamente testato che, trattenere le emozioni o esprimerle in modo sbagliato può causare dei sintomi a livello fisico come il mal di stomaco, sudorazione eccessiva tremolii e così via.

Imparare a riconoscere e a gestire le emozioni nel modo giusto è quindi fondamentale sia per la “qualità” della nostra vita, che per quella delle nostre relazioni con gli altri, soprattutto oggi.
La pandemia e il successivo lockdown ci hanno catapultato in un mondo del tutto nuovo.
Il nostro modo di vivere è cambiato letteralmente, suscitando un turbinio di emozioni nuove che è bene imparare a conoscere e tenere sotto controllo, onde evitare di minare i nostri rapporti: sia lavorativi che con i “congiunti”.

Ad oggi, sono moltissime le correnti di pensiero, filosofiche e psicologiche, che spiegano come fare.

Ecco alcuni dei consigli che accomunano tutti:

1– Identifica l’emozione – quando ci si trova in uno stato di super emotività, come può essere quello dovuto alla quarantena, confondere le emozioni è normale e fin troppo facile.
Nostalgia e tristezza, per esempio, possono essere scambiate tra loro.
Quindi è necessaria una buona dose di autocontrollo e sangue freddo, in modo da identificare con esattezza cosa si sta provando in quel momento. Parlarne con qualcuno può aiutare.

2- Soffermatevi sulla causa – ora che vi è più chiaro cosa state provando cercate di focalizzarvi sul perché: siete in ansia perché vi sentite colpevoli per aver perso i documenti o perché questo comporterà delle conseguenze? E agite di conseguenza. Non è sempre detto che sia una situazione nella sua interezza a provocare disagio.

3- Fate caso all’entità della reazione – l’entità della vostra reazione commisurata alla gravità del fatto deve essere la vostra unità di misura, al fine di comprendere eventuali esagerazioni da parte vostra. Riuscire a comprendere il “perché” è utile, in modo da poter inquadrare al meglio il vostro grado di autocontrollo ed emotività.

4- Parola d’ordine onestà – una volta chiaro il come, il quando e il perché state provando una determinata emozione, guardate il quadro completo nel modo più onesto possibile. Se una persona vi sta antipatica, perché continuate ad averci a che fare? Questo turbinio di emozioni che state provando è forse una conseguenza di un vostro atteggiamento? Prima sarete onesti con voi stessi e prima riuscirete a riprendere il controllo della vostra vita.

5- Contate fino a 10 e poi parlate – prima di dare libero sfogo alle vostre emozioni è bene chiedersi se è il caso di farlo. Prima di aprir bocca contate fino a 10, in modo da essere veramente calmi e padroni di voi stessi, accertandovi, sempre, che anche il vostro interlocutore lo sia. Ascolto attivo e tono di voce amichevole faranno il resto